Titoli di Stato

I titoli di Stato sono strumenti finanziari che vengono emessi dai governi nazionali al fine di soddisfare i fabbisogni del proprio Paese e far fronte alle diverse attività istituzionali.

I titoli di Stato hanno diverse caratteristiche:

  • regolarità: le loro emissioni sono fatte secondo cadenze regolari, seguendo i programmi stabiliti dai singoli governi nazionali.
  • possibilità di effettuare trading seguendo diverse strategie: gli investitori abili o, comunque più esperti, possono effettuare operazioni di trading valutando la curva dei rendimenti del paese.
  • liquidità: sono strumenti caratterizzati da una struttura semplice e da elevati quantitativi emessi che consentono di raggiungere un’elevata liquidità. Per gli investitori è semplice negoziare un titolo che ha numerose proposte in acquisto e in vendita.

I titoli di Stato italiani sono emessi dal Ministero dell’Economia e delle Finanze in  collaborazione con la Banca d’Italia. I titoli sono suddivisi in sette categorie differenti e sono disponibili sia per gli investitori privati che per quelli istituzionali; le principali differenze risiedono nella durata, nell’indicizzazione e nella modalità con la quale vengono remunerati gli interessi maturati.

Essi sono:

  1. Buoni Ordinari del Tesoro (BoT);
  2. Certificati del Tesoro Zero Coupon (CTz);
  3. Certificati di Credito del Tesoro (CcT);
  4. Buoni del Tesoro Poliennali (BTp);
  5. Buoni del Tesoro Poliennali indicizzati all’Inflazione Europea (BTp€i);
  6. BTP Italia.

Quando conviene investire in BTP e per chi sono più adatti?

I BTP sono titoli di credito caratterizzati da una durata medio-lunga e con scadenza pari a 3, 5, 7,10, 15 e 30 anni. Durante la durata delle obbligazioni, l’investitore riceve una cedola periodica e, alla scadenza, una somma di denaro pari al valore dei titoli posseduti.

Generalmente, le cedole hanno una cadenza semestrale e sono predeterminate in misura fissa, al momento dell’emissione; il valore e l’ammontare delle cedole, perciò, sarà sempre lo stesso per tutta la durata del btp.

L’emissione di questi titoli avviene attraverso l’asta che si ha una volta al mese. Non viene definito un prezzo di base, quindi per acquistare titolo dal valore nominale di 100 si può pagare anche 90, o 110, in funzione del risultato d’asta.

I buoni del tesoro poliennali possono essere sottoscritti a partire da un minimo di 1.000 euro o un multiplo di questa cifra.

I Buoni Poliennali sono titoli che hanno un interesse fisso e sono quindi piuttosto adatti per chi desidera incassare cedole “prevedibili” ogni 6 mesi, in maniera costante. Sono molto apprezzati per la loro liquidità e tecnicamente diventano appetibili nel momento in cui si stima che stia per esserci una imminente diminuzione dei tassi di interesse di mercato.

Come funzionano rendimento e rischi legati a questi prodotti?

Se si vuole speculare, provando a rivendere questi titoli prima della loro scadenza, i rischi non sono pochi in quanto strettamente correlati con il mercato. Infatti, tassi di mercato più alti comportano quasi sempre un calo di prezzo dei BTP emessi in una fase di mercato che aveva tassi più bassi; per riuscire ad eguagliare il rendimento del mercato (considerando la presenza delle cedole fisse) la quotazione dovrà necessariamente decrescere. Questo evento genererà un capital gain negativocioè una differenza negativa tra il rendimento delle cedole e il rendimento del mercato.

Al contrario, se i tassi di mercato dovessero scende, il prezzo dei buoni poliennali sarebbe più elevato.

Il rischio, assieme ad una maggiore capacità di guadagno, aumenta se si scelgono i BTP con la scadenza più alta, 15 o 30 anni. Proprio perché con cedola è fissa, a parità di durata, diventano decisamente più rischiosi dei titoli con tasso variabile perché la cedola si modifica in virtù delle variazioni e dei rendimenti di mercato.

Comunque, al termine della scadenza del titolo, l’investitore riceve un rimborso pari al valore nominale della somma investita, quindi i risparmiatori che non intendessero speculare sulla compravendita di titoli già emessi sul mercato ma volessero semplicemente incassare delle cedole, non corrono nessuno di questi rischi.

Il rendimento BOT è invece diverso rispetto ai btp; i buoni ordinari del tesoro (chiamati anche bond) hanno una durata che va dai 3 ai 12 mesi e si acquistano ad un valore più basso di quello nominale. La rendita, in questo caso, è rappresentata dalla differenza tra prezzo di acquisto e incasso finale. Non sono quindi previste cedole.

Il rendimento BTP viene, invece, corrisposto ogni 6 mesi attraverso una cedola di interessi; al termine degli anni di durata del titolo, come sopra accennato, l’investitore riceverà anche il rimborso della quota utilizzata per l’acquisto del BTP stesso (che è il suo valore nominale).

Come detto, i BTP possono essere acquistati anche ad un valore inferiore o superiore a quello nominale e possono essere venduti in anticipo, rispetto alla scadenza. Deve essere ovviamente valutato quanto il titolo possa essere interessante per evitare di dover abbassare il prezzo di vendita stesso.

Nel caso che ci auspichiamo, in cui il tuo BTP in nostro possesso abbia un buon tasso di interesse e quelli successivi siano inferiori, avremo la possibilità di vendere il nostro titolo ad un prezzo superiore a quello di acquisto. In questo modo, è possibile quindi guadagnare ed effettuare speculazioni sulla compravendita dei titoli stessi.

Acquistare un btp è un processo semplice che puoi effettuare in due modi differenti; è possibile accedere al mercato dei titoli telematici, tramite un conto online, oppure si possono acquistare in banca, chiedendo di essere abilitati all’acquisto e alla gestione dei titoli di stato (anche tramite home banking).

L’acquisto o la vendita dei buoni può essere effettuata in qualsiasi momento ma, in genere, è preferibile attendere l’emissione mensile di nuovi titoli per valutare se sia possibile beneficiare di condizioni migliorative rispetto a quelle preesistenti.

I consigli smart di Intraprendere.net

Concludendo, bot e btp, le due tipologie più scambiate di titoli di stato, possono rappresentare una valida alternativa ai buoni fruttiferi postali, ai conti deposito o alle obbligazioni bancarie, anche se il rendimento offerto è inferiore a quello di altri bond (come pure i rischi).

Conviene investire in Bot o in Ctz quando si deve parcheggiare temporaneamente un capitale (3,6,12 mesi per i bot mentre 24 mesi per i ctz), in un investimento sicuro che difenda la liquidità dall’inflazione e fornisca una piccolissima remunerazione aggiuntiva.

Conviene investire in Btp quando i tassi di mercato sono ai massimi o vicino ai massimi, quando l’inflazione è particolarmente elevata. In quel momento si riescono ad acquistare Btp con tassi che non saranno particolarmente vantaggiosi in fase iniziale ma che lo diventeranno durante la discesa del mercato, quando il rendimento del btp rimarrà uguale ma crescerà il proprio prezzo di rivendita (su cui è possibile speculare) prima della naturale scadenza.

Conviene investire in Cct quando i tassi di mercato sono ai minimi, perché essendo uno strumento a tasso variabile si godrebbe dell’innalzamento dei tassi. Va inoltre opzionato quando si vorrebbero sottoscrivere per diversi anni i Bot, perché questo titolo ha una remunerazione che segue da vicino quella dei Bot ma la migliora leggermente e fa risparmiare totalmente i costi di rinnovo.

Tutti questi investimenti sono valutati a basso rischio, ma quest’ultimo ovviamente non è mai pari a zero perché sempre legato al contesto economico che, anche se non elevatissimo, va comunque considerato.

LEGGI ANCHE

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here