Pronti Contro Termine: Quando Convengono e Come Funzionano?

Pronti contro termine

PCT è l’abbreviazione di pronti contro termine, e si tratta di un’operazione finanziaria nella quale un soggetto vende ad un altro soggetto un certo numero di titoli o di valori (operazione a pronti) e, allo stesso tempo, si impegna a riacquistarli ad una data prestabilita (operazione a termine).

In particolare, questo accade quando un soggetto privato o un risparmiatore acquista dalla propria banca, in contanti, dei pronti contro termine e, alla scadenza, riceve indietro la somma che ha speso all’inizio, più una quota aggiuntiva sul prezzo a termine.

L’istituto bancario vende quindi al cliente alcuni titoli di sua proprietà a prezzo di mercato e alla scadenza del pct, si impegna a riacquistarli ad un prezzo prestabilito. Generalmente, i titoli che vengono venduti sono titoli di stato o monetari.

Il cliente si trova a fare quindi una sorta di prestito alla banca, la quale restituirà il denaro con una percentuale maggiorata di interesse. Il fatto che ci siano dei titoli sottostanti genera una garanzia ulteriore da parte della banca. Ciò nonostante, è comunque sempre bene verificare il tipo di titolo sottostante e capire a che livello di rischio ci si espone prima di stipulare il contratto.

Non esiste una soglia minima di investimento, sono le banche che decidono, in totale autonomia, i lotti minimi di vendita.

Come funzionano? Qual’è il loro rendimento?

La durata dei pct è davvero breve e di solito si limita a qualche mese; è molto raro che la loro durata si estenda oltre l’anno solare.

Come nel caso dei bot, i rendimenti pronti conto termine non sono molto elevati e come la maggior parte degli strumenti finanziari di tipo monetario, sono più utili per tenere in un posto sicuro i propri risparmi, proteggendoli dall’inflazione, in attesa di opportunità più vantaggiose.

Il loro rendimento, infatti, consiste nella differenza tra il prezzo iniziale di acquisto (il prezzo a pronti) e il prezzo di vendita (prezzo a termine); l’interesse viene corrisposto alla scadenza dell’operazione, ovvero quando la banca avrà riacquistato i titoli dal cliente.

Il rendimento netto dovrà essere calcolato sottraendo la tassazione sul capital gain (26% della differenza fra prezzo di acquisto e prezzo di vendita), le eventuali spese di sottoscrizione dell’operazione e i costi di gestione del conto titoli / dossier.

Questi ultimi sono necessari e sono costituiti dal canone di gestione (che viene applicato dalla banca e di solito è di circa 20€ / anno) e dall’imposta di bollo governativa.

Possono variare i costi di sottoscrizione, ma anche il canone per il deposito dei titoli varia (alcune banche offrono il servizio in modo gratuito). L’imposta di bollo (0,1% annua) e la ritenuta fiscale (26% sul capital gain), invece, sono fisse e stabilite per legge.

Con questo tipo di operazione le banche cedono i pronti contro termine per poter speculare reinvestendo il denaro fino alla data prevista per il riacquisto di altri titoli.

Quando conviene investire in pronti contro termine?

Come già condiviso, comprando pronti contro termine il cliente acquista titoli che appartengono alla banca e li conserva fino alla loro scadenza sapendo, fin dall’inizio, il rendimento dell’operazione. Sono operazioni finanziarie molto simili ai prestiti di denaro, dove la banca rappresenta il venditore / creditore.

I pronti contro termine possono essere acquistati solo attraverso un istituto bancario e non è possibile acquistarli tramite broker online. Molte banche oggi offrono PCT che, grazie alle scadenze brevi che li caratterizzano, sono spesso preferiti ad altre forme di investimento.

Vi sono molte società finanziarie e molte banche che offrono questo particolare tipo di operazioni; trai i diversi istituti nominiamo ad esempio Fineco, Intesa San Paolo, Unicredit e Bnl.

Gli utilizzatori di questo particolare strumento finanziario non sono solo i semplici risparmiatori; ad usufruire di questa opportunità troviamo anche altri soggetti come, ad esempio, la Banca d’Italia; vi sono addirittura casi in cui lei stessa è sia venditrice che acquirente.

I soggetti che possono investire nei pronti contro termine sono, quindi:

  1. Banca d’Italia: effettua questa operazione per poter indirizzare lei stessa i tassi di interesse e per controllare la base monetaria; in base alla congiuntura del mercato o alla situazione del momento, si troverà ad essere venditrice oppure acquirente.
  2. Imprese: utilizzano i pronti contro termine per ottenere, in tempi più veloci rispetto ad altri mezzi, finanziamenti per il proprio lavoro.
  3. Intermediari finanziari: hanno come obiettivo primario quello di controllare la liquidità o di incrementare gli affari.
  4. Risparmiatori: l’obiettivo primario è quello di effettuare investimenti a breve termine e a tassi di mercato.

E’ necessario fare molta attenzione alle spese che, in taluni casi, possono anche far perdere il vantaggio dell’investimento. Può capitare, infatti, che alcune banche richiedano pagamenti e commissioni per il deposito dei titoli che possono andare anche ben oltre il 20% rispetto alla tassa governativa.

I risparmiatori che intendono acquistare i pronti contro termine devono essere titolari di un conto corrente bancario tradizionale oppure di un conto corrente online e, come detto, è necessario aprire un dossier titoli.

I consigli smart di Intraprendere.net

Se intendi approcciarti ai pronti contro termine, devi ricordare che sono un’ottima alternativa ai conti deposito o ai titoli di stato, soprattutto considerando la breve durata che non supera mai l’anno solare.

Però, è necessario anche ricordare che non sono operazioni prive di rischio; dove il rendimento è maggiore, il rischio è più elevato ed è necessario tenerne conto.

Un altro fattore da valutare prima della loro scelta, è l’impossibilità di poter liquidare il titolo prima della sua scadenza. Possono però esserci alcune eccezioni; in certi casi è infatti possibile ottenere l’estinzione anticipata dei titoli pagando una penale. In altri casi, è possibile anche ottenere l’annullamento anticipato a zero spese, perdendo però tutti gli interessi maturati.

Inoltre, è necessario ricordare che sono titoli nominativi e, quindi, non possono essere ceduti a terzi prima della naturale scadenza.

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