Ecco Come Costruire la Resilienza: 9 Modi Infallibili per Imparare a Reagire!

Il termine deriva infatti dallo studio dei materiali in ambito ingegneristico e indica la capacità che hanno alcuni oggetti di resistere a sollecitazioni fisiche senza subire danni o rotture.

Alcuni paragonano la resilienza alla capacità del nostro sistema immunitario di proteggere il nostro organismo dagli agenti patogeni senza compromettere il suo funzionamento generale ma anzi, nella maggior parte dei casi, ritrovandosi rafforzato dopo il superamento di ogni malattia.

Indubbiamente quindi la resilienza psicologica corrisponde non solo alla capacità di auto-ripararsi dopo un danno, ma anche all’abilità che hanno gli individui di riuscire a riprogrammare la loro vita al termine di situazioni molto difficili e avverse.

Rifletti sulla tua esperienza personale: ti è mai capitato di vivere un momento particolarmente duro e difficile in cui ti sembrava davvero impossibile vedere la luce? Questo avviene molto spesso nella vita di moltissime persone, ad esempio nel caso di un lutto o di una perdita particolarmente grave come ad esempio quella del posto di lavoro.

Probabilmente all’inizio ti sarai sentito davvero disperato e sarai stato incapace di reagire.

Ad un certo punto però avrai cominciato a farti delle domande circa quello che era bene per te e come fare per riuscire a superare il dolore e l’incapacità di reagire. Non stupirti se questo è avvenuto non immediatamente, in quanto il più delle volte la mentalità resiliente ci mette un po’ di tempo ad affermarsi.

Per poter infatti mettere in moto quel processo di salvaguardia di sé stessi che è legato al significato di resilienza è necessario, prima di tutto, un cambio di mentalità.

Secondo la psicologa di Stanford Carol Dwec, infatti, sono soprattutto le tue convinzioni personali a giocare un ruolo fondamentale sul successo o fallimento delle tue azioni.

Ad esempio, dice la psicologa, dando ai bambini un problema difficile, alcuni di loro penseranno che si tratta di una sfida e proveranno a risolverlo, altri invece riterranno che sia una cosa impossibile da fare e non si cimenteranno nella sua soluzione.

Allo stesso modo, di fronte ad una difficoltà, una persona adulta può reagire in due modi: bloccarsi e non andare avanti, oppure reagire e combattere per trovare presto una soluzione.  In questo caso, a fare la differenza non sono tanto le condizioni oggettive, quanto il tipo di mentalità con cui quella persona si approccia al problema.

Esattamente come nei bambini, ci sono adulti che hanno una mentalità fissa, che impedisce loro di reagire di fronte ai momenti difficili, e adulti che invece hanno una mentalità di crescita che permette loro di intravedere una luce. Questi ultimi possono essere definiti come individui resilienti.

Tuttavia, dato che la resilienza è di fatto un carattere innato dell’essere umano, è possibile che anche persone non resilienti, dunque dotate di una mentalità fissa, possano sviluppare una mentalità di crescita, diventando così individui resilienti.

L’abito mentale che le persone hanno nei confronti di un problema è infatti quello che gioca un ruolo fondamentale. Secondo la Dwec è possibile abituare fin da piccoli i bambini ad avere una mentalità di crescita insegnando loro ad esplorare, abbracciare nuove esperienze, godere delle sfide e non considerare gli errori come battute di arresto ma come opportunità per imparare e migliorare il loro potenziale. D’altro canto, le persone possono anche cambiare la loro mentalità e passare da un atteggiamento fisso ad uno aperto e viceversa.

Adesso che abbiamo definito meglio la resilienza etimologica vediamo quali sono le caratteristiche di una persona “resiliente” oltre il suo significato.

1.Caratteristiche delle persone resilienti

Volendo tracciare un profilo generico della persona o dell’atteggiamento resiliente, potremmo dire che esso presenta queste caratteristiche essenziali:

  • Essere capaci di sopportare il dolore e reggere le difficoltà senza abbattersi;
  • Non rimanere paralizzati di fronte alle avversità ma reagire anche nelle condizioni peggiori;
  • Avere la forza di prendere decisioni che possono a volte sembrare controproducenti e dannose;
  • Essere amanti della vita, nutrire una mentalità positiva ed ottimista verso il futuro;
  • Desiderare il cambiamento ma accettare i propri limiti e le ristrettezze del presente.

Si comprenderà dunque che essere resilienti non significa solo opporsi alle condizioni di difficoltà contingenti, ma anche avere un atteggiamento costruttivo, in grado di portare ad una svolta e ad un reale cambiamento nella propria vita. Le persone resilienti non si lasciano sopraffare dalle avversità che il destino riserva loro, ma utilizzano i loro stessi errori e i loro stessi fallimenti per svilupparsi e andare oltre.

Resilienza dunque è quell’abilità per permette all’individuo di trascendere il dolore e le esperienze negative del passato per rafforzare il proprio io interiore e la fiducia in sé stessi. Essa consente dunque di accrescere la propria autostima in quanto mostra come la persona sia capace di reagire consapevolmente alla crisi che lo avvolge. Permette infine di imparare dal proprio passato, consentendo all’individuo di tirarsi su dopo i fallimenti e di farne tesoro per le esperienze successive.

Non solo, coloro che hanno sviluppato una mentalità o atteggiamento resiliente tendono ad essere particolarmente abili ad accettare e padroneggiare lo stress che proviene dalle difficoltà. Essi anche nelle circostanze difficili dicono a loro stessi: “Okey, i tempi sono duri, ma so che andrà meglio”. Una bella metafora per descrivere le persone resilienti è questa: il resiliente è come un bambù in un uragano, si piega ma non si spezza, e la sua fragilità diventa in un certo qual modo la sua più grande forza.

2. Come usare la resilienza a proprio vantaggio

Se hai letto con attenzione fino a qui avrai compreso come la resilienza possa di fatto diventare una risorsa molto importante per migliorare la tua vita e superare i fallimenti e le difficolta. Ci sono molti esempi di persone famose che l’hanno fatto, in situazioni davvero molto più difficili di quella in cui probabilmente ti trovi tu adesso.

Studi psicoanalitici evidenziano ad esempio che molti dei sopravvissuti ai campi di concentramento durante l’Olocausto avevano sviluppato una sorta di “scudo di plastica” che ha consentito loro di resistere al dolore, alla crudeltà e alla sopraffazione. Questo scudo includeva un forte senso dell’umorismo abbinato a lucidità e senso critico, tre cose che hanno permesso a queste persone di costruire un ponte verso una realtà migliore pur trovandosi in una condizione agghiacciante.  Questa dinamica è stata spiegata molto bene dallo psichiatra austriaco  Viktor E. Frankl, anche lui sopravvissuto ad Auschwitz, nel saggio intitolato  “Uno psicologo nei lager”.

Egli racconta che un giorno, mentre stava andando a lavorare per uno dei capi nazisti particolarmente sadico, si rese conto improvvisamente di quanto banale e priva di significato fosse diventata la sua vita. Prese allora ad immaginare sé stesso impegnato, dopo la guerra, a dare lezioni sulla psicologia del campo  di concentramento, per aiutare gli estranei a capire quello che aveva passato. Anche se non era sicuro di sopravvivere, Frankl riuscì a darsi degli obiettivi concreti che gli hanno permesso in un certo qual modo di elevarsi al di sopra delle sofferenze del momento. “Non dobbiamo mai dimenticare – scrive nel suo libro – che è sempre possibile trovare un significato nella vita, anche di fronte a una situazione senza speranza, quando di fronte a te hai un destino che sembra impossibile che possa essere cambiato”.

Un’ulteriore conferma di come le avversità siano in grado di dare un senso alla vita delle persone attraverso un atteggiamento resiliente viene da Aleksandr Solzhenitsyn, il quale, dopo essere sopravvissuto alla guerra, alla prigionia nei gulag e al cancro, quando si trasferì in una tranquilla fattoria del Vermont non riusciva a comprendere quello che lui definiva ’infantilismo occidentale. Le tragiche esperienze vissute in precedenza non potevano non mettere a nudo la vacuità della “libertà distruttiva e irresponsabile del West”, quindi, dopo essersi ritirato a vita privata per molti anni, alla fine decise di fare ritorno in patria.

Ma gli esempi in cui la resilienza è stata utile a persone e aziende per migliorare la loro condizione sono davvero tanti.  Prima dell’11 settembre 2001, Morgan Stanley, la famosa banca d’affari, era il più grande inquilino nel World Trade Center. La società aveva circa 2.700 dipendenti che lavorano nella torre sud, suddivisi su 22 piani. In quel terribile giorno, il primo aereo colpì la torre nord alle 8,46 del mattino  e Morgan Stanley iniziò la sua evacuazione solo un minuto più tardi, alle 8,47. Quando il secondo aereo si schiantò contro la torre sud 15 minuti più tardi, i suoi uffici erano completamente vuoti, tanto che solo 7 persone della società persero la vita.

Anche se la vera fortuna è stata quella di trovarsi nella seconda torre, non possiamo nascondere che nel mettere in salvo le quasi tre migliaia di dipendenti è stato anche il crudo realismo del consiglio di amministrazione della Morgan Stanley che, in occasione di un precedente attentato al World Trade Center, aveva riconosciuto come un centro così simbolico del potere commerciale degli Stati Uniti fosse di fatto costantemente a rischio di un attacco terroristico anche in futuro. Non solo, dopo quelle considerazioni aveva messo in atto un rigido programma di addestramento finalizzato alla rapida evacuazione dall’edificio: lo scopo era quello di mettere in grado tutte le persone che lavoravano nella torre sud di sapere cosa fare nel caso di una catastrofe.

Come abbiamo detto sopra la resilienza porta le persone ad attribuire un nuovo significato alla propria vita. Questo è vero anche per  le aziende che, mentre si trovano in cattive acque, riescono a recuperare terreno facendo leva sui propri valori. La nota multinazionale del tabacco Phillip Morris, ad esempio, ha dimostrato notevole capacità di recupero di fronte alla crescente impopolarità difendendo proprio uno dei suoi credo principali, quello della libertà di scelta. Essa ha dato prova di grande robustezza in una condizione di forte stress e cambiamento, cosa che altre aziende produttrici di sigarette non sono riuscite a fare.

Un altro esempio di organizzazione resiliente è la UPS, la quale autorizza i propri corrieri a fare sempre tutto il necessario per consegnare in tempo i pacchetti. Ci sono infatti moltissime cose che possono andare storto durante una consegna:  un semaforo rotto, una gomma a terra, un ponte sbarrato. Di fronte a queste situazioni tanto diverse, tutti i dipendenti UPS sono chiamati a gestire nel modo migliore il problema, pervenendo ad una soluzione. Questa prassi ha fatto sì che questa società sia stata l’unica a riuscire a consegnare in tempo i pacchi nel sud-est della Florida appena un giorno dopo l’uragano Andrew che ha devastato la regione nel 1992. Molte persone non avevano più una casa e vivevano nelle loro auto ma i corrieri UPS si sono presentati dinanzi a loro per fare le consegne, dando a tutti un grande esempio di capacità organizzativa in mezzo al caos.

Questi esempi fanno dunque ben comprendere come la resilienza sia in grado di influire positivamente su molti aspetti della vita sia delle persone sia delle aziende. Dean Becker, uno di primi ad aver sviluppato programmi di formazione sulla resilienza in Pennsylvania ha detto : “Più di istruzione, esperienza,  formazione, il livello di resilienza di una persona determinerà chi riesce e chi non riesce: questo è vero nel reparto di oncologia, è vero alle Olimpiadi ed è vero nella sala del consiglio”.

3. Modi per costruire la resilienza

Quali sono stati i meccanismi psicologici o le molle decisionali che hanno spinto le persone e le organizzazioni aziendali di cui abbiamo parlato sopra ad assumere una mentalità resiliente?  Anche se di fatto non esistono delle vere e strategie tramite cui pervenire ad un atteggiamento resiliente, si rintracciano comunque alcuni modi che accomunano individui e gruppi resilienti.

In questo caso, ci concentreremo sui modi che riguardano strettamente le persone, anche se di fatto molti di questi possono essere utilizzati con successo anche dalle aziende o dei gruppi. Tieni presente che difficilmente tutti questi  modi sono ottenibili tutti insieme contemporaneamente e che spesso ci vuole molto tempo per sviluppare la mentalità necessaria per superare i blocchi mentali che ci impediscono il successo e la felicità. Una volta però che sarai riuscito a raggiungere un livello adeguato di resilienza, non solo sarai in grado di affrontare ogni di tipo di situazione spiacevole compreso il fallimento, ma riuscirai anche a trarre nuova forza e nuovo slancio dai tuoi stessi errori.

Ecco di seguito alcuni modi psicologici che rappresentano il ponte necessario per pervenire ad una mentalità di tipo resiliente.

3.1 Conoscere i propri confini

Ricordi l’esempio dello pschiatra Frankl dentro il campo di sterminio nazista? Le persone resilienti sanno che c’è una differenza fra ciò che sono e la condizione che stanno vivendo.  Acquisire la capacità di discernere la propria identità dalle condizioni di impedimento o difficoltà temporanee in cui un individuo può trovarsi per sua colpa o per colpa di altri è il primo passo verso una nuova consapevolezza di sé basata sulla resilienza.

3.2. Cercare il sostegno degli altri

Le persone resilienti tendono a circondarsi degli altri sia per divertimento sia per trovare sostegno. Non avere dunque paura di mostrare agli altri le tue emozioni e non esitare a chiedere aiuto delle persone care quando ne hai bisogno: è questo infatti un altro elemento molto importante per favorire l’affermazione di una mentalità resiliente. Al contrario, le persone non resilienti, tenderanno a cercare negli altri l’approvazione, piuttosto che la compagnia e il supporto, e questo spesso si rivela molto frustrante.

 3.3.  Essere consapevoli di sé

Chi ha raggiunto un buon livello di resilienza tende ad essere molto consapevole di sé, del proprio corpo e dei propri stati d’animo. L’auto-consapevolezza ti aiuta ad entrare in contatto con i tuoi bisogni sia fisici sia psicologici, ti fa scoprire quello di cui hai realmente bisogno e quando è il momento di chiedere aiuto. Chi invece ha una mentalità fissa tende ad essere poco consapevole, mostrando una forza solo apparente che però si spezza di fronte alla prima avversità o al primo cambiamento inatteso.

3.4. Accettare il dolore e lo stress

Resilienza significa anche accettare il dolore per quello che è e lo stress emotivo che esso comporta. Le persone non resilienti desiderano che la sofferenza passi, quelle resilienti sanno che invece l’ansia, le preoccupazioni e il dolore sono una parte della vita che scorre. Esse non ignorano e non negano la sofferenza, cercando di reprimerla, ma l’accettano come parte della propria esperienza, cercando il più possibile di trarne vantaggio in termini di ricchezza e forza interiore.

3. 5. Rimanere fermi in silenzio

Chi coltiva la resilienza non ha bisogno di distrarsi per liberarsi dall’ansia, dal dolore e dallo stress. Se ci pensi bene questo è quello che fanno tutti: quando una persona è sotto pressione o ha subito un trauma tende a riempire la sua vita di futili distrazioni: guardare la televisione, mangiare o bere più del dovuto sono degli esempi. Imparando a stare da solo con te stesso riuscirai non solo ad ascoltarti più intensamente ma anche a concentrarti su quello che vuoi veramente e quali sono i modi per raggiungere i tuoi concreti obiettivi.

3. 6. Non esigere tutte le risposte

Quando una persona vive una situazione difficile o le è capitato qualcosa di brutto, tende a farsi sempre molte domande del tipo perché è successo a me, dove ho sbagliato o cosa ho fatto di male per meritarmi questo. Spesso le domande che ci facciamo sono difficili e non hanno una risposta nell’immediato. Un atteggiamento resiliente comporta la non necessità di rispondere a tutte le domande che uno si pone, ma di riuscire a stare in pace con sé stessi anche senza aver capito per forza tutto.

3. 7. Sviluppare un menù di auto- cura mentale

Essere consapevoli di sé stessi comporta anche di conoscere i propri limiti,  cioè le situazioni o le emozioni che possono destabilizzare la nostra vita e renderci infelici. La prima cosa da fare in questo caso è quello di creare delle liste mentali o menù di auto-cura per impedirti di sprofondare nel dolore e in un atteggiamento immobile e rassegnato. La persona resiliente sa quali sono le attività e i pensieri che possono aiutarla a ricaricarsi, perciò segui anche tu l’esempio creandoti delle buone abitudini in grado di nutrire la tua anima e darti la carica quando ne hai bisogno.

3. 8. Prendere in considerazione le alternative

Non avere una mentalità fissa comporta anche la possibilità di vedere le cose secondo diverse prospettive. La persona resiliente si chiede: “Questa situazione in cui mi trovo può essere guardata in modo diverso da quella che è”? Adotta anche tu questo tipo di atteggiamento non solo perché aiuta ad avere una realistica comprensione dei fatti ma anche perché consente di coltivare fiducia e speranza a che le cose possano andare meglio domani.

3.9. Uscire dalla propria testa

La cosa peggiore da fare, quando siamo nel bel mezzo di una situazione difficile, è quella di lasciarsi sopraffare da pensieri negativi, ansie e fissazioni. Il miglior modo per incamminarsi verso la resilienza consiste invece nel prendere le distanze dalla propria mente, coltivando qualche sana distrazione. Uno di questi è ad esempio la scrittura: mettendo nero su bianco i tuoi pensieri potresti riuscire a buttare fuori quello che hai dentro, sollevandoti da un peso. La scrittura è dunque una strategia di resilienza che puoi tranquillamente tenere in tasca per tirarla fuori quando senti la necessità di buttare fuori qualcosa che ti opprime.

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