Le opzioni sono degli strumenti derivati che rappresentano, nello specifico, dei contratti che sono venduti da una parte (il Writer secondo la definizione anglosassone, che in italiano potremmo tradurre come l’emittente) ad un’altra parte (in anglosassone l’Holder, ovvero l’acquirente).

Il contratto, così come avviene per la totalità degli strumenti derivati, non segnala la compravendita di un titolo o di un asset, ma il trasferimento di un diritto o privilegio.

Nel caso specifico delle Opzioni, siamo davanti ad uno strumento che garantisce all’holder la possibilità di acquistare o di vendere un determinato asset sottostante al prezzo che viene fissato all’interno dello strumento stesso.

Non si tratta, come dovrebbe essere chiaro dalla formulazione di cui sopra, di un obbligo di acquistare (come è il caso dei futures o dei contratti futures) ma piuttosto della possibilità di esercitare il diritto all’acquisto alla scadenza.

Nelle prossime righe troverai tutte le informazioni relative alle Opzioni.

Un breve rimando ai derivati

Prima di addentrarci insieme nello specifico dei contratti di opzione, sarà il caso di andare a ripassare un attimo cosa sono i contratti derivati.

I contratti derivati sono degli accordi che prevedono un andamento del loro valore in relazione a quello che è l’andamento del sottostante, che può essere un titolo, una materia prima o anche un tasso di cambio tra due valute.

La particolarità che accomuna tutti i titoli derivati è che non c’è traslazione nella proprietà del sottostante, ma semplicemente una sorta di scommessa tra due parti sull’andamento del sottostante stesso.

Ne esistono ormai di tantissimi tipi, sia standard e regolamentati (è il caso tipico dei futures), sia invece di non regolamentati e trattati sui mercati over the counter.

Le opzioni costituiscono una parte sicuramente rilevante, anche se non maggioritaria, dell’intero mercato dei derivati.

I derivati si sono guadagnati soprattutto durante l’ultima crisi finanziaria una pessima reputazione, spesso ingiustificata, in quanto come abbiamo già visto e come avremo modo di vedere anche nella guida di oggi, svolgono un ruolo fondamentale all’interno dell’economia, tanto finanziaria quanto reale.

Cosa sono nello specifico le opzioni?

Le opzioni sono un tipo di derivato, un contratto che prevede la possibilità (non obbligatoria dunque) di acquistare o vendere un determinato asset ad un determinato prezzo ad una scadenza futura.

Sono molto simili negli elementi ai contratti futures e forward, con una differenza però sostanziale che ne condiziona in modo radicale il funzionamento. L’opzione infatti non comporta da parte dell’holder l’obbligo di andare a comprare poi l’asset al prezzo prestabilito dal contratto.

Nel caso in cui questo fosse poco conveniente infatti (immaginiamo il caso in cui il valore dell’asset alla scadenza sia inferiore a quello riportato dal contratto, ad esempio), l’holder potrebbe semplicemente rifiutarsi di esercitare l’opzione, ovvero di compiere l’acquisto.

Sembrerebbe, detta così e in mancanza di uno degli elementi fondamentali di questo tipo di contratti, un modo facile e sicuro di investire, a tutela completa del nostro investimento: dopotutto se l’andamento del collaterale/sottostante non dovesse essere quello che avevamo preventivato, potremmo semplicemente astenerci dal comprarlo.

Non è così però, perché le opzioni sono un contratto oneroso, nel senso che i contratti hanno un costo, che costituiscono il guadagno del Writer o dell’emittente.

Il contratto di opzione è dunque uno strumento oneroso (non c’è una negoziazione sul sottostante, ma piuttosto il pagamento di un prezzo per il contratto stesso), che può permetterci di scommettere sull’andamento di un determinato sottostante.

Cosa sono le opzioni call?

Il patto di opzione call (non spaventarti, è soltanto un altro dei nomi con i quali sono conosciuti i contratti Option) è un accordo che ci garantisce il diritto di acquistare il sottostante ad un determinato prezzo ad una scadenza.

Per capire l’essenza del contratto in questione un esempio varrà più di mille parole:

  • immaginiamo che l’opzione call abbia come sottostante azioni FINMECCANICA a 3,5 euro cadauna, in scadenza al 31/12/2017
  • il contratto di opzione in genere incorpora 100 azioni
  • immaginiamo che alla scadenza le azioni di FINMECCANICA valgano 4 euro
  • il nostro guadagno in questo caso sarebbe di 0,5 x 100 = 50 euro, ovviamente da moltiplicare per il numero di contratti che abbiamo acquistato

Che cos’è lo strike price?

Lo strike Price è il prezzo che l’azione deve raggiungere per rendere la call option remunerativa per l’holder del contratto. Coincide con il prezzo indicato dal contratto, e nel caso dell’esempio fatto poco sopra, 3,5 euro per azione.

Occhio però, essere in the money non vuol dire guadagnare

In the money, la locuzione statunitense che segna il fatto che il sottostante alla scadenza vale più di quanto riportato sul contratto, non vuol dire essere necessariamente in profitto.

Vuol dire che ha senso esercitare l’opzione di acquisto, dato che il valore del sottostante è superiore al prezzo di acquisto che abbiamo da contratto.

A questo guadagno però andrà sottratto il costo del contratto: i contratti option sono dopotutto onerosi, come abbiamo detto poco sopra e così dovrebbero essere considerati prima di effettuare l’investimento.

La formula vera per calcolare il guadagno è la seguente:

  • valore sottostante alla scadenza – strike price – costo del contratto/numero di azioni del contratto

Immaginiamo che la nostra option call ci sia costata 5 euro, e che contenga il diritto ad acquistare 100 azioni. Il calcolo da fare sarà:

4 – 3,5 – (5/100) == 4 – 3,5 – 0,05 = 0,45 euro

In questo caso saremmo comunque in una situazione di profitto.

Bisogna anche ricordare che, essendo quello del contratto un costo fisso, conviene sempre esercitare l’opzione quando questa sia in the money, quantomeno per limitare le perdite.

Può essere infatti il caso di un’operazione per la quale il costo del contratto è superiore al guadagno che faremmo esercitando l’opzione. Essendo però il costo del contratto fisso e comunque da corrispondere, vendere un’opzione in the money diventerebbe comunque conveniente.

Anche in questo caso un esempio può essere molto più esplicativo di mille parole e teorie.

  • immaginiamo di avere acquistato 1 option call da 100 azioni ENI, con strike Price da 5,00€ e costo del contratto di 6 euro.
  • immaginiamo che alla scadenza il valore delle azioni ENI sia di 5,05 €
  • il nostro calcolo del profitto sarà il seguente: 5,05 – 5 – (6/100) == 4,99 x 100 azioni = 499 euro, con perdita di 1 euro. Avremo perso denaro ma sarà comunque conveniente convertire l’opzione, in quanto non convertendola avremmo in cassa 5 – (6/100) = 4,94 da moltiplicare per 100 azioni = 494,00 euro, con una perdita di 6 euro

Ricapitolando, un’opzione in the money va sempre esercitata, anche se questo non vuol dire necessariamente che sia conveniente farlo.

Cosa succede alla scadenza del contratto di opzione?

Alla scadenza naturale del contratto di opzione la clearing house, ovvero l’ente terzo che si preoccupa di regolare il funzionamento del contratto, chiederà all’holder se è intenzionato ad esercitare l’opzione o meno. Nel caso in cui la risposta sia affermativa, il Writer dovrà necessariamente produrre l’assett immediatamente.

Facciamo l’esempio di una call option che prevede come sottostante 100 grammi di oro. Alla scadenza e nel caso in cui l’holder dovesse decidere di esercitare l’opzione, il Writer dovrà comprare sul mercato 100 grammi di oro e trasferirne la proprietà a chi detiene il contratto.

Il processo in questione si chiama allocazione ed è nel grosso dei mercati, anche non regolamentati, completamente automatico, con il Writer che in genere blocca presso la clearing house o la somma intera, oppure una somma che possa coprire il margine di differenza tra il valore dell’asset e lo strike Price.

Che cos’è l’opzione put?

Le put option sono delle opzioni che forniscono all’holder il privilegio o possibilità di vendere ad un determinato prezzo un sottostante indicato dal contratto.

Il loro funzionamento è per certi versi completamente inverso rispetto a quello delle call option: qui guadagneremo infatti nel caso in cui il prezzo del sottostante sia inferiore a quello riportato nel contratto di opzione.

Valgono tutte le stesse avvertenze che valgono per le call option: si può essere in the money anche se il prezzo dell’asset alla scadenza fosse inferiore allo strike price e questo perché il contratto di opzione è un contratto oneroso, con i costi che potrebbero superare di gran lunga i profitti ottenuti dall’esercizio dell’opzione stessa.

Le stock option? Non uno strumento di investimento ma remunerazione per i dipendenti

Pur trattandosi di uno strumento di remunerazione dei dipendenti che viene utilizzato principalmente negli Stati Uniti e in Italia limitatamente ai quadri dirigenziali, è comunque questo il momento di andare a ad analizzare le stock option, che condividono parte del nome con i contratti di cui ci stiamo occupando oggi, pur però non avendo quasi nulla in comune.

Le stock option sono delle opzioni che ad una determinata scadenza consentono al dipendente, nel caso in cui lo volesse, di entrare in possesso di un tot di azioni dell’azienda che lo ha assunto.

Il contratto in questo caso potrebbe essere considerato come un opzione call con strike price 0, ovvero che non prevede alcun tipo di pagamento da parte dell’holder, e che oltretutto non ha il fattore onerosità incluso.

Non si tratta comunque, a scanso di qualunque tipo di equivoco, di possibili strumenti di investimento e chi non è direttamente dipendente con un accordo contrattuale che preveda il conferimento di stock option non può essere in alcun modo coinvolto nella vicenda.

Per cosa si usano le opzioni?

Così come avviene per gli altri strumenti finanziari derivati, anche nel caso delle opzioni non siamo davanti ad un tipo di contratto che non viene utilizzato esclusivamente per speculazione.

Si possono infatti utilizzare le opzioni:

  • per hedging, ovvero per proteggersi dal rischio insito in un’altra attività. Si tratta di un uso molto comune per le opzioni e che costituisce una buona percentuale degli scambi per i contratti in questione
  • per speculazione, ovvero per andare a scommettere sul rialzo o sul ribasso di un determinato asset, senza che però si vada ad acquistare l’asset stesso. La configurazione stessa dei contratti di opzione permette di modulare l’investimento in modo più consono a quelle che potrebbero essere le necessità dell’investitore stesso

Non si tratta dunque di uno strumento che è stato concepito ad uso e consumo esclusivo per lo speculatore e sono moltissime le aziende che vi ricorrono allo scopo di andare a tutelarsi da determinate esposizioni sui mercati finanziari o su quelli dell’economia reale.

La differenza tra opzioni europee e americane

Esiste inoltre un’importantissima differenza per quanto riguarda i contratti di opzione regolati negli Stati Uniti e quelli che invece sono regolati sui mercati europei.

Nel primo caso infatti in genere l’opzione si può esercitare durante tutta la durata del contratto e non solo alla scadenza.

Nel secondo caso invece l’opzione può essere esercitata soltanto alla scadenza. Lo strumento entro i confini legislativi EU dunque è sicuramente meno flessibile e comporta una politica di investimento radicalmente diversa da quella che invece può essere offerta dall’omologo statunitense.

Le opzioni esotiche

In chiusura è bene anche affrontare, seppur marginalmente, quello che è il caso delle opzioni esotiche. In questa categoria infatti rientrano tutte le opzioni che non includano, o includano in modo modificato, le condizioni di cui abbiamo parlato poco sopra.

Il caso più tipico e di cui si sente parlare più di frequente è sicuramente quello delle opzioni binarie, uno specifico strumento di investimento in cui il guadagno avviene in misura fissa (e non relativa dunque all’andamento stretto del sottostante) al superare di una determinata soglia entro un certo periodo di tempo del valore di una materia prima, di una valuta o di un asset di tipo finanziario. Si tratta di strumenti piuttosto complessi, di cui parleremo in una trattazione più dettagliata in separata sede.

Le opzioni sono rischiose? Il profilo di investimento

Così come è il caso del grosso degli strumenti derivati, il rischio associato alle opzioni è fortemente variabile a seconda del tipo di contratto e anche del tipo di sottostante. In relazione all’investimento diretto sul sottostante però, le opzioni presentano altri tipi di rischio:

  • si può verificare, come descritto sopra, il rischio che nonostante l’opzione sia in the money l’investimento, a causa del costo del contratto, sia comunque non proficuo
  • nei mercati non regolamentati e in assenza di marginazione per tramite di una clearance house, ci si espone inoltre al rischio di insolvenza da parte della controparte del contratto, ovvero nel nostro caso del Writer. Nulla ci garantisce infatti che alla scadenza dell’opzione il Writer sia in grado di dare seguito al contratto e dunque in caso di option esercitata di fornire il sottostante

Si tratta dunque di uno strumento che va valutato attentamente prima di procedere e che è forse adatto soltanto a quegli investitori con un profilo di rischio elevato.

Interessante perché a perdita potenziale certa

Interessante sicuramente per chi ha interesse a strumenti di investimento a capitale garantito il fatto che la perdita che può potenzialmente derivare da un investimento sbagliato sia sempre calcolabile da parte di chi è l’holder.

Qualunque sia il valore del sottostante, infatti, la perdita potenziale sarà sempre costituita dal costo dei contratti.

Se vuoi scoprire come funzionano gli altri contratti derivati e che differenze ci sono con le opzioni ti consigliamo di leggere “Future, Swap, Put: Scopri tutti i Contratti Derivati e le Possibilità di Guadagno“.

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