Martha graham




Le nostre braccia hanno origine dalla schiena perché un tempo erano ali

Le 3 pillole intraprendenti di Martha Graham

  1. Passione: la danza per Martha Graham era una passione vitale che ha portato avanti fino alla fine.
  2. Audacia: ha plasmato e portato avanti uno stile di danza unico per il suo tempo in grado di influenzare intere generazioni di ballerini.
  3. Perseveranza: nonostante il periodo di depressione sopraggiunto dopo l’obbligato abbandono delle scene è stata in grado di riprendere in mano la sua vita e riprendere a lavorare con la sua passione di sempre: la danza.

Tra il finire dell’800 e l’inizio del ‘900 la danza fu travolta da un’inaspettata rivoluzione: quella che da molti viene definita come la “riscoperta del corpo“.

Dramma, parola e musica si fondevano in un unico atto, in una grande celebrazione di un mito di antica memoria: la danza.

L’arte del danzare riscopriva la sua originaria funzione sacrale, e al tempo stesso sociale. Quel groviglio di sentimenti ed emozioni racchiuse all’interno di ognuno noi raggiungeva la sua massima espressività attraverso il movimento del corpo.

Lo spettatore attonito ne osservava la fuoriuscita cercando di comprenderlo, emozionandosi e riscoprendo anche il proprio essere.

Tale concezione fu alla base della danza moderna. Gli interpreti illustri di questa disciplina sono innumerevoli, e probabilmente si ritrovano tutti un pò in debito con la protagonista della nostra storia di oggi: Martha Graham, da molti considerata la madre della danza moderna.

Biografia di Martha Graham

Martha Graham nacque nel maggio del 1894 a Pittsburgh negli Stati Uniti.

Il padre, George Graham, svolgeva la professione di medico, e probabilmente la influenzò molto su quelle concezioni delle funzioni del corpo, che applicò successivamente al suo particolare stile di danza.

Il dottor Graham era specializzato nella cura dei disturbi nervosi ed era fermamente convinto che il corpo non fosse una semplice espressione del movimento, ma celasse significati molto più profondi.

L’amore per la danza di Martha Graham scoppiò in adolescenza durante  una rappresentazione teatrale di Ruth St. Denis. Ne rimase folgorata.

L’influenza della Denishawn School

Ruth St. Denis oltre ad essere una celebre ballerina, nel 1915 con Ted Shawn fondò la Denishawn School.

Martha Graham studiò qui fino al 1920. La Denishawn School si differenziava dalle altre scuole soprattutto per il fascino di un certo influsso orientale.

L’obiettivo della scuola era andare oltre i dettami della danza classica, la quale pur sempre rimaneva la base di partenza. Al classico allenamento alla sbarra venivano affiancate tecniche di yoga e lo studio dei movimenti delle danze orientali.

Alla Denishaw, Martha entrò anche a far parte della compagnia della scuola e danzò in alcune importanti coreografie.

Durante il suo periodo di studio e allenamento conobbe Louis Horst, un compositore di qualche anno più grande di lei. Tra i due iniziò un sodalizio artistico ed insieme abbandonarono la scuola nel 1923.

Si trasferirono a New York, dove Martha Graham contemporaneamente insegnò in una scuola e creò le sue prime coreografie.

La stessa Martha ricordò così il suo debutto sul palcoscenico della Grande Mela:

Il primo concerto venne tenuto al Teatro della 48a Strada. Danzai assoli su musiche di Schumann, Debussy, Ravel e altri. Louis Horst mi accompagnava. […]Danzai molti pezzi, ed ogni cosa che facevo era influenzata dalla Denishawn. C’era pubblico. La gente venne perché rappresentavo una curiosità: una donna che rappresentava il suo lavoro

La Martha Graham School of Contemporary Dance.

Il 1927 segnò l’anno della maturità artistica per Martha Graham. Dopo quasi un ventennio di studi ed esibizioni, arrivò il momento di camminare da sola nell’impervio mondo della danza: apriva i battenti la Martha Graham School of Contemporary Dance.

Fu un periodo di grandi sperimentazioni ed innovazioni.

Mise appunto la sua tecnica che si basava sulla principale funzione dell’uomo: il respiro.

Ogni movimento del suo stile prendeva origine dal bacino, perché è proprio da lì che parte la respirazione umana.

Furono anni molto proficui, e dalla sua scuola presero forma successi indimenticabili per gli esperti del settore come Death and Entrance (1943), Appalachian Spring (1944), Dark Meadow (1946) e Errand into the Maze (1947).

E come non ricordare Night Journey, capolavoro del 1947, in cui Martha Graham portò in scena una tragedia di Edipo. Non fu una semplice trasposizione, ma qualcosa in grado di andare oltre una mera rappresentazione.

La coreografia ideata da Martha Graham produceva attraverso le movenze dei ballerini un crescendo di sentimenti contrapposti che si intersecavano in un vortice capace di frastornare il pubblico facendoli riscoprire il senso originario del termine “tragedia”.

Non tutta la critica del tempo fu concorde nel considerare insuperabile lo stile di Martha Graham, ma tutti riconobbero il grande contributo dato da quest’artista al mondo della danza contemporanea.

Ancora oggi molti coreografi risentono dell’impatto dei suoi insegnamenti, e durante la sua lunghissima carriera fu fonte d’ispirazione per moltissimi artisti.

In  questa lunga galleria si annoverano miti della danza come Nureyev e Baryshnikov, ma anche altre star che non furono propriamente ballerini o ballerine, come ad esempio Madonna e Gregory Peck.

Ciò dimostra quanto l’arte di Martha Graham come un fiume in piena esondò dal “letto” della Danza per riversarsi su un piano culturale molto più ampio.

Amava sostenere che la danza rappresentasse lo spirito della società che la circondava. Non a caso il suo stile era tumultuoso come la sua America, un paese scosso da una molteplicità di etnie e punti di vista, colmo di tensioni politiche e sociali sempre sul punto di esplodere, ma al tempo stesso capaci di una produzione culturale inesauribile.

E cosa c’era di meglio se non l’universale linguaggio del corpo per esprimere tutto questo?

L’abbandono delle scene

Calcò i palcoscenici in veste di danzatrice fino all’età di 76 anni, e l’interruzione dell’attività fisica le provocò un lungo periodo di depressione.

Ricordò così quel momento: “L’ultima volta che danzai fu in Cortege of Eagles. Avevo 76 anni. Non avevo programmato di smettere quella notte. Fu una decisione penosa quella che sapevo di dover prendere.”

Ottenne numerosi riconoscimenti. Dopo aver ballato alla Casa Bianca davanti a ben 7 presidenti partendo da Roosvelt, nel 1976 Gerald Ford la insignì con la medaglia presidenziale della libertà. Betty, la moglie del presidente, in gioventù aveva fatto parte proprio della compagnia della Martha Graham School.

Nel 1984 ricevette la legione d’onore dal governo francese.

Morì nel 1991 lavorando sul suo amore più grande: la danza. Stava perfezionando un balletto dal nome “The Eye of Goddess”, che sarebbe andato in scena l’anno successivo per l’apertura dei Giochi Olimpici di Barcellona. Aveva 96 anni.

Libri su Martha Graham

  • Martha Graham, Memoria di sangue. Un’autobiografia, Milano, Garzanti, 1992
  • Susanne Franco, Martha Graham, Palermo, L’Epos, 2003
  • Chiara Vatteroni, Martha Graham e la modern dance, Marsilio Editori, 1983
  • Allessandra Olive, Le danze del labirinto. Mito e archetipo in Martha Graham, Simple, 2010

Le frasi celebri di Martha Graham

Ripercorriamo il pensiero artistico di Marta Graham attraverso alcune delle sue citazioni più celebri.

  • Una passione come senso profondo della vita. Un danzatore, più di ogni altro essere umano, muore due volte: la prima, quella fisica, quando si accorge che il suo corpo allenatissimo non risponde più ai propri desideri. Inoltre, io coreografa per me stessa. Non ho mai coreografato quello che non potevo fare. Ma lo sapevo. E perciò mi odiavo. Volevo solo danzare. Senza la danza, desideravo morire.”
  • I corpi sono filtri per lo spazio profondo dentro ognuno di noi. “Molti mi hanno chiesto perché feci Lucifer con Rudolf Nureyev. Lucifero è il portatore della luce. Quando perse la Grazia divenne mezzo dio, mezzo uomo. Come mezzo uomo, conobbe le paure, i dubbi, le sfide umane. Divenne il dio della luce. Ogni artista è portatore di luce. Questo è ciò che feci con Nureyev. Egli è il dio della luce.”
  • La danza come linguaggio universale. La danza è una canzone del corpo. Sia essa di gioia o di dolore.”
  • Il corpo come specchio del nostro essere. Il movimento è l’unico discorso su cui non mentire, in esso tutto ciò che è falso o appreso in modo troppo meccanico, diviene chiaramente visibile.”




Anna Porello
Imprenditrice digital e cuore pulsante di Intraprendere. Fonda la sua prima startup di entertainment geolocal nel 2006 venduta a una nota azienda italiana. Dopo anni come consulente nei processi di digitalizzazione di grandi imprese, decide di dedicarsi a Intraprendere.net, che co-fonda nel 2016.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here