Marie Curie
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Non si presta mai attenzione a ciò che è stato fatto; si vede soltanto ciò che resta da fare

Le 3 pillole intraprendenti di Marie Curie

  1. Resilienza: nonostante l’infanzia costellata dai numerosi lutti familiari, in primis la madre, non lasciò abbattersi concentrando le sue forze nello studio.
  2. Determinazione: abbandonò il suo paese, la Polonia maschilista zarista, per poter intraprendere gli studi accademici e dare vita alle sue ambizioni.
  3. Creare del valore per la collettività più che per il proprio tornaconto personale: Marie e Pierre non depositarono alcun brevetto perché credevano che le loro scoperte dovessero essere accessibili a tutti gli studiosi per il proseguo della ricerca.

Il conte Owen Meredith, politico e poeta britannico del XIX secolo soleva dire che “il genio fa ciò che deve fare, il talento ciò che può”.

Tra fare e non fare esiste una linea sottile tracciata con una matita rossa composta di perseveranza. È proprio l’abnegazione che spinge il talento a non restare fine a se stesso, ma ad ampliarsi sempre più verso nuovi orizzonti e grandi imprese.

Il novecento è stato attraversato da grandi menti e grandi spiriti. Ne potrei citare decine a partire da Albert Einstein. E senza dubbio in questa galleria di menti illustri, la “quota rosa” fu bella corposa.

Ci sono state donne geniali, e soprattutto “resilienti“. Donne in grado di adattarsi a situazioni di difficoltà per trarne nuova linfa da reinvestire in un futuro radioso.

Tra queste eroine del nostro tempo, c’è anche la protagonista della nostra storia di oggi: la celebre scienziata Marie Curie.

La sua straordinarietà passava anche attraverso la sua immensa forza di volontà. Il suo collega e contemporaneo francese Georges-Luis Buffon ammirava la “bellezza della sua ostinata abnegazione”.

Biografia di Marie Curie

Marie Curie, all’anagrafe Maria Sklodowska, nacque a Varsavia nel 1867.

Era l’ultima di cinque figli. Il padre Wladyslaw era insegnante di matematica e fisica presso uno dei principali ginnasi della capitale polacca.

Probabilmente fu proprio lui a trasmetterle le prime nozioni e la passione per la fisica.

Marie Curie mostrò fin da bambina delle doti eccezionali nell’apprendimento. È curioso un aneddoto di quando aveva appena quattro anni.

Durante una gita in campagna, sua sorella Bronia, maggiore di sette anni, cercava di leggere con fatica ad alta voce un libro. La piccola Marie stanca delle incertezze lessicali della sorella le strappò stizzita il libro dalle mani, ed iniziò a leggere con pronuncia perfetta lasciando i presenti nello stupore.

Date le premesse, non è difficile immaginare il prosieguo del rendimento scolastico di Marie Curie. Si diplomò ottenendo il massimo dei voti e la medaglia d’oro, onorificenza che veniva attribuita agli studenti più brillanti dell’intero istituto.

La ricerca di indipendenza

Una volta terminati gli studi decise d’iscriversi all’ufficio di collocamento per aiutare economicamente il povero padre.

La scelta del lavoro non fu mossa solo da un sentimento di compassione familiare, ma fu soprattutto una scelta emancipatoria. Marie Curie viveva in una Polonia soggiogata dal regime zarista, l’unica monarchia assoluta ancora presente in Europa nel’800.

Il ruolo della donna era relegato all’ambito domestico e alla procreazione. Non potevano né iscriversi all’università, né assumere cariche pubbliche: il lavoro diveniva l’unica via percorribile per ottenere una propria indipendenza.

Marie Curie venne assunta come governante e svolse questa mansione per alcuni anni.

Aveva chiuso in un cassetto le sue ambizioni e soprattutto il suo talento. In un momento di depressione scrisse a suo fratello Josef le seguenti parole:

“[] adesso che ho perso la mia ambizione di diventare qualcuno, tutta la mia ambizione si è riversata su Bronia e su di te. Bisogna che almeno voi indirizziate la vostra vita secondo le vostre capacità. Bisogna che le capacità che senza alcun dubbio esistono nella nostra famiglia, non scompaiano, anzi, si facciano strada attraverso uno di noi. Più ho rimpianti per me, più ho speranze per voi.»

Le ambizioni, si sa, sono come un fuoco, bruciano e ardono terribilmente. Non tutti sanno essere semplici pompieri di fatalità. Neanche Marie Curie lo fu.

Nel 1891 decise di raggiungere l’amata sorella Bronia a Parigi, dove si era trasferita col marito.

Marie Curie: madre della radioattività

La Francia diventò la terra promessa per Marie Curie: il luogo in cui dar sfogo alla sua dedizione per lo studio mai assopita, e per tornare a credere nella propria passione per la fisica.

S’iscrisse alla Sorbona di Parigi dove iniziò a preparare la sua laurea in scienze. Qualche anno più tardi dal suo arrivo, conobbe Pierre Curie, di professione fisico e matematico.

Mentre le coppie comuni approfondivano la propria conoscenza attraverso passeggiate romantiche e tavolini di un caffè, Marie e Pierre coltivarono il loro rapporto attraverso lo studio dei fenomeni della piezoelettricità.

Di cosa?? La piezoelettricità è una branca della scienza che studia la proprietà di polarizzarsi di alcuni materiali. Insomma, senza dubbio un’attività piuttosto insolita attraverso la quale sedimentare una relazione sentimentale!

Nel 1895 i due si sposarono e Marie Curie allestì il suo primo laboratorio nello stesso periodo.

Qui insieme a Pierre si dedicarono ad un complesso e approfondito studio che partiva dall’analisi di quintali e quintali di plechbenda, un minerale che conteneva al suo interno l’uranio, ma presentava dei livelli di radioattività superiori all’uranio puro.

Dopo centinaia e centinaia di analisi e scomposizioni della sostanza, individuarono la presenza di nuovi elementi con livelli di radioattività superiori allo stesso uranio. Il primo fu il polonio, nominato così da Marie Curie in onore del suo paese.

Successivamente scoprirono un’altra sostanza dal coloro azzurrino particolarmente fluorescente (e particolarmente radioattiva!) e visibile al buio: il radio.

I premi Nobel ricevuti e il monito per le generazioni future

Per questa strabiliante scoperta nel 1903 le venne assegnato il Premio Nobel per la fisica. Marie Curie diventava la prima donna nella storia a ricevere il prestigioso premio.

In occasione della premiazione, il marito Pierre Curie, lanciò un monito purtroppo inascoltato alle generazioni future:

“Si può ritenere che, in mani criminali, il radio possa diventare molto pericoloso; ci si può chiedere se l’umanità saprà trarre vantaggi dalla conoscenza dei segreti della Natura, se è matura per approfittarne o se questa conoscenza potrà invece essere nociva. L’esempio della scoperta di Nobel è significativo: i potenti esplosivi hanno permesso all’uomo di fare opere ammirevoli, ma sono stati anche usati come mezzo terribile di distruzione dai grandi criminali che trascinano i popoli verso la guerra. Sono uno di quelli che pensano, come Nobel, che l’umanità saprà trarre più benefici che danni dalle nuove scoperte.”

Nonostante la scoperta, i coniugi Curie non depositarono mai un brevetto. Il loro obiettivo non fu mai quello di arricchirsi, ma di ampliare e divulgare la conoscenza. Per questo le loro scoperte dovevano rimanere a disposizione dell’intera comunità scientifica.

Gli studi sul polonio e sul radio portarono Marie Curie a ricevere nel 1911 un altro Nobel, questa volta per la chimica.

Qualche anno prima l’amato Pierre era tragicamente scomparso. Nel 1906, mentre si accingeva all’Accademia delle Scienze, venne investito da una carrozza.

Pochi anni più tardi iniziò una relazione col collega Paul Langevin provocando grande scandalo nell’opinione pubblica.

Anche in quest’occasione Marie Curie si dimostrò una donna controcorrente. Non si interessò mai delle “malelingue” e visse la sua nuova relazione senza timori e senza nascondersi.

Non mostrò alcun timore neanche durante la prima guerra mondiale, quando dotando un’automobile di apparecchiature radiologiche aiutò infermieri e tecnici al fronte a svolgere sui feriti le prime analisi di questo genere.

Negli ultimi anni Marie Curie fu colpita da anemia plastica. Per ironia della sorte, molto probabilmente tale malattia fu dovuta alla continua esposizione alle radiazioni durante i suoi studi.

All’epoca purtroppo non si conosceva ancora l’effettiva pericolosità delle radiazioni.

Marie Curie si spense nel 1934 a soli 67 anni.

Le sue scoperte segnarono indelebilmente il percorso della scienza, e tutt’oggi gran parte del suo lascito scientifico ed intellettuale rivive nell’opera dell’Istituto Curie fondato da Marie Curie stessa nel 1909, e attualmente uno dei maggiori centri di ricerca medica, biologica e biofisica.

I libri su Marie Curie

  • Francoise Giraud, Marie Curie: il primo Nobel di nome donna, Milano, Rizzoli, 1982
  • Luigi Dei, Maria Sklodowska Curie. L’ostinata abnegazione di un genio, Firenze, University Press, 2013
  • Susan Quinn, Marie Curie. Una vita, Bollati Boringhieri, 2013
  • Luca Novelli, Marie Curie e i segreti atomici svelati, Editoriale Scienza, 2011
  • Alice Milani, Marie Curie, Becco Giallo, 2017

Marie Curie: le 5 invenzioni che hanno cambiato il mondo

  • La radioattività. Oggi grazie all’instancabile opera di Marie Curie abbiamo consapevolezza della radioattività. Fu proprio lei a coniarne il termine. Grazie ai suoi studi, oggi molte sostanze radioattive possono essere utilizzate a fini medici, per la produzione di energia e purtroppo anche per fini bellici.
  • I radiofarmaci. Grazie agli studi condotti da Marie Curie e dalla figlia Irene si è potuto giungere alla produzione di radiofarmaci e di tutti quei traccianti radioattivi utilizzati per la diagnosi dei tumori.
  • La radioterapia. Marie Curie scoprì il radio, e poco dopo il dottor Daulos cominciò a trattare i suoi pazienti con provette contenenti questo elemento. Ci si accorse fin da subito delle proprietà del radio di distruggere le cellule tumorali.
  • La radiografia. I raggi X furono scoperti da William Rongten, ma Marie Curie si adoperò per rendere la scoperta fruibile a tutti. Se oggi possiamo usufruire della Tac e delle risonanze magnetiche è proprio grazie alla scienziata polacca.
  • La cura della salute per tutti. Questo è probabilmente il lascito più grande e significativo di Marie Curie. I coniugi Curie non depositarono il brevetto internazionale per l’isolamento del radio, affinché tutti gli studiosi potessero effettuare nuove ricerche senza ostacoli. Marie Curie puntualizzò la sua scelta così: “L’umanità ha bisogno di uomini d’azione, ma ha anche bisogno di sognatori per i quali perseguire disinteressatamente un fine è altrettanto imperioso quanto è per loro impossibile pensare al proprio profitto.”

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Anna Porello
Imprenditrice digital e cuore pulsante di Intraprendere. Fonda la sua prima startup di entertainment geolocal nel 2006 venduta a una nota azienda italiana. Dopo anni come consulente nei processi di digitalizzazione di grandi imprese, decide di dedicarsi a Intraprendere.net, che co-fonda nel 2016.

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