Coco Chanel biografia imprenditrici




Un uomo può indossare ciò che vuole. Resterà sempre un accessorio della donna

Le 3 pillole intraprendenti di Coco Chanel

  1. Visione: propose abiti semplici in un momento in cui la moda proponeva solo abbigliamento stravagante per le donne, la praticità legata allo stile però la fecero emergere. Fu la prima a proporre nella moda i pantaloni per la donna.
  2. Resilienza: Coco si reinventò diverse volte, nonostante fosse stata classificata come démodé trovò altri prodotti di punta che diventarono capi saldi della moda.
  3. Flessibilità: non si limito ai cappellini, sue prime creazioni, ma si allargo all’abbigliamento fino ad arrivare ad altri accessori come le borse, e non per ultimi i profumi: il N. 5 è la fragranza più conosciuta al mondo.

La società in cui viviamo, ancora oggi, purtroppo ci trasmette alcuni valori inappropriati, figli di un retaggio culturale consolidato, ma non totalmente condivisibile.

Uno di questi assiomi ancora molto in voga, è quello che in sociologia verrebbe definito come il concetto del “male breadwinner“. Tradotto brutalmente: “l’uomo che porta il pane a casa”.

Per fortuna la storia ci insegna tutt’altro, e ci aiuta a guardare il mondo da una prospettiva diversa. Ci sono donne meravigliose, fantastiche, che spesso anche dietro le quinte, in silenzio e in punta di piedi, sono state in grado di lasciare il segno su generazioni intere.

Un esempio? Se pensassimo alla moda, ci sovverrebbe immediatamente un unico grande nome: Coco Chanel

Biografia di Coco Chanel

Coco Chanel, all’anagrafe Gabrielle Bonheur  Chanel, nacque nel 1883 in un piccolo paesino nella regione francese della Loira. La sua famiglia era di umili origini, e si manteneva con i proventi dell’attività di ambulante del signor Chanel.

La piccola Coco così nei primi anni dell’infanzia fu costretta a girovagare nella regione per seguire i continui spostamenti del padre da un mercato all’altro.

La morte improvvisa della signora Chanel cambiò la sorte della piccola: il padre non potendo badare da solo a Coco e a tutti i suoi fratelli e sorelle decise di mandarla in orfanotrofio a Notre Dame.

Qui, Coco Chanel, bambina vivace e iperattiva, necessitava di uscire in qualche modo dalla noia e dal rigore di una nuova esistenza caratterizzata dalla reclusione. Trovò la sua evasione nel cucito. Proprio in questo periodo inizio a creare i suoi primi cappellini.

Raggiunta la maggiore età, Coco Chanel abbandonò l’orfanotrofio per cercare un’occupazione. La trovò immediatamente in un negozio di biancheria e maglieria, dove iniziò a mettere in pratica le nozioni di cucito apprese durante l’infanzia.

L’estro creativo iniziava ad intravedersi. Si dice che le esperienze dell’infanzia ci segnino profondamente, e che il carico di emozioni e sensazioni che da esse si deduce, ci accompagni per tutta l’esistenza.

Il bianco e nero dell’abito talare indossato dalle suore presenti in orfanotrofio divennero i colori prediletti, una sorta di ossessione che divenne poi il marchio di fabbrica del suo stile.

Si iniziava così anche a sviluppare l’idea di donna della stilista. Coco Chanel visse la propria maturazione durante il periodo della Belle Epoque, un periodo contraddistinto dalla pomposità e dalla ostentazione.

Le donne indossavano abiti magnificenti fatti di enorme gonne sorrette da pesanti strutture. E mentre i loro abiti riempivano lo spazio intorno attirando la curiosità e l’ammirazione dei presenti, il loro essere rimaneva imprigionato in soffocanti corpetti.

Le suore vissute da bambina erano lontane anni luce da questo modello. Il nero e il bianco le rendeva tutte simili. L’unico tratto distintivo restava così il loro viso, dal quale scaturiva tutta la loro essenza, rendendole uniche.

Il colore nella sua concezione stilistica divenne un surplus. Meglio optare per delle tonalità neutre: i colori che dovevano risaltare erano quelli delle personalità di ogni donna.

L’estro nella vita ha però bisogno di essere accompagnato dal giusto incontro: quello di Coco Chanel aveva le fattezze di un certo Boy Capel.

Boy era un industriale di Newcastle, impegnato nell’esportazione del carbone. Da molti biografi di Coco Chanel, nonostante le numerose relazioni che interessarono la vita della stilista, viene definito l'”amore della sua vita”.

Un amore che rimase sempre in sordina. Boy Capel era un ricco industriale, mentre Coco Chanel non era di nobili origini: l’opinione pubblica del tempo non avrebbe mai accettato questo generale di relazione.

Aldilà delle questioni sentimentali, Capel fu determinante per la carriera di Coco Chanel: fu lui a finanziare l’apertura del primo famoso negozio in Rue Cambon a Parigi.

Il successo di Coco Chanel

Le prime creazioni di successo di Coco Chanel furono proprio quei cappellini a cui così tanto tempo aveva dedicato durante il periodo dell’orfanotrofio.

Erano in controtendenza per i tempi: molto semplici e ornati da qualche fiore. La moda del tempo offriva cappelli giganteschi ricchi di ornamenti e sorretti da strutture in legno. Insomma, un vero calvario da indossare!

Nel frattempo, sempre dietro il finanziamento di Capel, aprì un altro negozio presso la località marittima di Deauville in Normandia. Qui per le sue creazioni iniziò ad ispirarsi agli abiti dei marinai, dando vita a quella che in molti definirono una moda povera.

Il successo arrivò con la prima guerra mondiale. Su consiglio di Capel, la boutique di Coco Chanel fu l’unica a non chiudere i battenti durante il conflitto. Offriva capi d’abito semplici e pratici, come le prime versioni di pantaloni per donna. Era un momento in cui bisognava alzarsi le maniche, e nelle concezione del vestire di Chanel c’era, all’epoca come non mai, bisogno di praticità.

Negli stessi anni aprì un’ulteriore Boutique a Biarritz, altra località marittima poco distante dalla Spagna neutrale. I borghesi spagnoli divennero i principali avventori di questa nuova attività di Chanel.

Al termine della guerra, con tre negozi all’attivo, poteva contare su ben 300 lavoranti alle sue dipendenze.

Coco Chanel: un’icona di stile

Gli anni che collocarono Coco Chanel nell’olimpo della moda furono gli anni ’20 e poi quelli della grande Depressione, gli iconici anni ’30.

La crisi economica non scalfì l’estro della stilista, ma anzi le diede quella spinta in più, che la portò a realizzare la sua “opera” più famosa: il tailleur.

Creò il tailleur adattando l’abito classico da uomo, per dare alla donna una sensazione di eleganza, comodità e allo stesso tempo libertà.

Come già accaduto durante il periodo marinaresco di Deulaville, le sue creazioni ruotarono nuovamente intorno al concetto di praticità.

Il tailleur altro non era che un adattamento in salsa femminile al classico abito da uomo. La donna assumeva in quegli anni una maggiore consapevolezza di se stessa, soprattutto nelle grandi metropoli come Parigi, e perciò doveva sentirsi libera e comoda anche nelle sue vesti.

Ricordi il famoso tubino nero che Audrey Hepburn utilizzava nel celebre film “Colazione da Tiffany?”. E’ un’altra creazione di Coco Chanel. Lo ideò partendo da un abito visto indosso ad una commessa di un magazzino parigino.

Semplicità e praticità divennero due must della stilista. Tutto ciò non poteva però restare digiuno dal tocco di donna. Tra i tessuti delle creazioni iniziarono a comparire perle e cristalli, donando femminilità agli abiti, senza mai cadere nell’eccesso ornamentale.

A Coco Chanel non interessavano esclusivamente gli abiti, ma tutto ciò che ruotava intorno alla donna. Così dopo aver conosciuto il profumiere Ernest Beaux, grazie al suo aiuto diede vita all’immortale Chanel N. 5. 

La fragranza era del tutto innovativa: era uno dei primi profumi ad essere prodotto attraverso una sintesi chimica, e a detta della stessa Coco Chanel doveva riprodurre l’essenza di una donna senza tempo.

Marilyn Monroe dichiarò che per andare a dormire indossava solo 2 gocce di Chanel N. 5.

Il n. 5 presente sul flacone, è stato scelto, in quanto banalmente rappresentava il quinto tentativo fatto prima di ottenere la famosa fragranza.

Chanel n.5 fu consegnato poi alla fama mondiale negli anni’50 quando la famosa attrice Marilyn Monroe incalzata da un giornalista rispose così alla domanda su cosa indossasse prima di andare a letto: ” Solo due gocce di Chanel n.5″.

Gli anni bui della guerra e il ritorno di Coco Chanel

Con lo scoppio della seconda guerra mondiale anche Coco Chanel fu costretta a chiudere i battenti della proprio boutique parigina.

Si trasferì per un paio d’anni ad Hollywood dove lavorò come costumista, e poi ritornò nel 1941 nella Francia ormai occupata dai nazisti. In questo periodo abbastanza oscuro venne coinvolta in una storia di spionaggio e controspionaggio dai confini ancora non troppo chiari.

Negli anni 50′, ormai settantenne tornò alla ribalta con una nuova collezione, e con un altro oggetto di culto: la borsetta di Chanel.

Ancora una volta “scopiazzò” dal mondo maschile: per dare volume alla borsetta prese spunto dalle giacche degli stallieri negli ippodromi, si inventò un esterno trapuntato e infine aggiunse una tracolla formata da una  catena di metallo.

Intervistata in merito alla sua nuova creazione Coco Chanel disse:

Mi sono stancata di dover portare la mia borsa in mano: ho aggiunto sottili cinturini per usare la borsa a tracolla

Coco Chanel come un abile prestigiatore stupì nuovamente il pubblico, chiudendo la bocca a coloro che ormai la bollavano già come “demodé”.

Morì serenamente all’età di 87 anni, lasciando le redini del suo impero in mano ai suoi collaboratori.

I libri su Coco Chanel

  • Karen Carbo, Il mondo di Coco Chanel. Lezione di vita e di stile dalla donna più elegante di sempre, Lindau, 2010
  • Alex Madsen, Chanel: una vita un’epoca, DeAgostini, 1990
  • Henry Gidel, Coco Chanel. La biografia, Lindau, 2007
  • Claude Delay, Coco Chanel. Genio, passione, solitudine, Lindau, 2012
  • Isabelle Fiemeyer, Coco Chanel. Un profumo di mistero, Castelvecchi Editore, 2008

Le riflessioni di Coco Chanel

Coco Chanel costruì un impero partendo da zero. Nonostante lo straordinario successo , la sofferenza e l’abbandono che segnarono la sua infanzia l’accompagnarono lungo il corso di tutta la sua vita.

Attraverso le sue creazioni lottò contro la visione della donna come semplice oggetto estetico, e proponendo collezioni di abiti caratterizzate da eleganza e praticità cercò di contribuire in qualche modo alla sua emancipazione.

Qui di seguito alcune delle sue frasi più celebri:

  • Resta sempre e comunque te stessa. La moda passa, lo stile resta”
  • Metti da parte la superficialità, e dedicati all’essenza. La bellezza serve alle donne per essere amate dagli uomini, la stupidità per amare gli uomini”
  • La felicità non risiede in ciò che è materiale. “La felicità non è altro che il profumo del nostro animo”
  • Liberati dal peso del giudizio altrui. ” Di quante preoccupazioni ci si libera quando si decide non di essere qualcosa bensì qualcuno”
  • Non rinunciare alla tua personalità. Se una donna è malvestita si nota l’abito. Se è impeccabile si nota la donna”




Anna Porello
Imprenditrice digital e cuore pulsante di Intraprendere. Fonda la sua prima startup di entertainment geolocal nel 2006 venduta a una nota azienda italiana. Dopo anni come consulente nei processi di digitalizzazione di grandi imprese, decide di dedicarsi a Intraprendere.net, che co-fonda nel 2016.

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