differenze di genere




Ottenere e mantenere un lavoro è la sfida quotidiana dei lavoratori di oggi. Se si è donne, forse lo sforzo è doppio perché le differenze di genere, gli stereotipi e i gap salariali in ambito professionale, soprattutto in Italia, sono ancora una realtà ben radicata.

I report e le stime parlano chiaro: il nostro paese, in fatto di pari opportunità, ha ancora tanta strada da fare.

Il Women’s Liveability Index 2019 mette l’Italia al ventitreesimo posto tra i paesi in cui le donne vivono meglio nel mondo: le prime posizioni rimangono strette nelle mani dei paesi del nord Europa, luoghi in cui le donne sono trattate al pari degli uomini, hanno le stesse opportunità di scalare i vertici e arrivare nei consigli di amministrazione e, probabilmente, non si sentiranno mai dire da un collega: “Non farai mica un figlio quest’anno, vero?!“.

Le frasi e le battutine che una donna al lavoro spesso si sente dire sono francamente inaccettabili: domande sulla vita privata ai colloqui, sulle scelte di coppia future che potrebbero influenzare il rendimento in ufficio o sul proprio status psicofisico sono però alcuni dei grandi limiti che il mondo del lavoro, oggi, deve ancora affrontare.

Differenze di genere sul lavoro: le 4 frasi che nessuna donna dovrebbe più sentire

A metà tra il serio e l’ironico, abbiamo raccolto le 4 domande e affermazioni più insopportabili che alcune donne si sono sentite porre dai colleghi almeno una volta nell’arco della propria vita professionale.

1. “Non farai mica un figlio, vero?”

Sia che si tratti di un colloquio di lavoro esplorativo o di una battuta lanciata da un collega o un superiore durante la pausa pranzo, la domanda sulle gravidanze future è sempre in agguato.

Perché un figlio, almeno nell’immaginario collettivo, limita il lavoro femminile visto che le donne sono “costrette” a casa dal periodo di maternità.

Avere un figlio vuol dire, sempre nella logica di alcuni (e non necessariamente uomini: anche alcune donne spesso la pensano così) mettere da parte per sempre le proprie ambizioni, non essere più produttive, non impegnarsi più.

L’uomo che diventa padre rimane a casa 3 giorni e poi torna operativo è decisamente uguale a prima; la donna che rientra dopo il periodo che le spetta di diritto dopo la nascita del suo bambino è “un’altra persona, che non è più capace di prendersi le sue responsabilità o di garantire flessibilità all’azienda“.

E in alcuni casi è vero, è la flessibilità che manca: ma mancano anche le strutture e le politiche adeguate che permettono alle donne di rientrare al lavoro con meno pensieri e più ambizione. Come sarebbe bello!

2. “Hai le tue cose!?”

Un’altra frase simpaticissima che lega indissolubilmente il ciclo mestruale all’isteria, un po’ come nel 1800. Dove non arriva il magnesio, forse che ci sia necessità di un elettroshock, come si faceva allora?

Se una donna risponde male a un collega sul lavoro, ha il ciclo.

Se un uomo risponde male a una collega sul lavoro, spesso si sta facendo le proprie ragioni. L’unica cosa che il ciclo mestruale altera è il senso di fame, quindi se proprio c’è necessità di pungerci nel vivo, allora meglio virare sulle battute dedicate al peso forma (e anche quello non è proprio il massimo).

3. “Sei arrivata fin qui perché sei stata con…”

Una donna al potere presuppone spesso una relazione sentimentale con un uomo che di potere ne ha anche di più. Equazione facile, no?

Un grande stereotipo di genere è quello che associa le relazioni private con gli avanzamenti professionali: più la professionista è in alto, più alto sarà il prezzo pagato per raggiungere la vetta. E se il prezzo fosse solo il sacrificio e la bravura?

4. “Questo è un lavoro da uomo”

Lavori da donna, lavori da uomo. Qual è la differenza?

Nel settore scientifico che si chiama STEM e che include anche tutte le discipline tecnologiche, c’è ad esempio una quota rosa niente male: scienziate, ingegnere, donne imprenditrici che tutti i giorni danno il loro apporto alla ricerca.

L’associazione Women in tech con i suoi progetti in tutto il mondo spinge non solo il lavoro di queste donne, ma anche il concetto che tutto è possibile in ogni settore, anche quelli più ostici e considerati maschili.

Come aggirare gli stereotipi di genere se sei una donna in un mondo di uomini

Fa male, ferisce e non aiuta a vivere al massimo la quotidianità lavorativa. Le frecciatine che spesso vengono rivolte alle donne sul posto di lavoro sono frutto di cultura e pregiudizi duri a morire, ma che possono essere smussati.

A suon di sorrisi, lavoro duro e ottimismo: 3 ingredienti che saranno necessari per rispondere a finte credenze ormai inculcate nella società. I lavori da uomo contro i lavori da donna: con impegno quotidiano e il raggiungimento costante degli obiettivi rispondi a una diatriba vecchia come il mondo (e ormai ampiamente superata).

Bilanciare vita privata e professionale è difficile per tutti, non solo per le donne. In un mondo ideale, anche gli uomini si farebbero scrupoli a rimanere a casa dall’ufficio per accudire il figlio malato.

E se si è imprenditori?

Dire ad alta voce: “Non posso farlo, devo stare con i miei figlinon dovrebbe essere fonte di senso di colpa, qualcosa da nascondere agli occhi dei clienti e dei fornitori per non sembrare debole.

Spesso siamo noi a creare un circolo vizioso di stereotipi che ci accompagnano nella vita quotidiana e sempre noi dovremmo contribuire a distruggerli con una rivoluzione di modi e comportamenti non indifferente. La sfida è aperta.





Giovanna Gallo
Digital Editor professionista, da oltre 10 anni Giovanna Gallo si occupa di studio e sviluppo strategie content e social per multinazionali. Collabora con numerosi magazine online e note riviste femminili.

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