come diventare curatore fallimentare
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Il curatore fallimentare è una figura nominata da un giudice cui spetta il compito di occuparsi di tutte le questioni riguardanti il fallimento di un’impresa. Ma come diventare curatore fallimentare?

All’’interno del nostro ordinamento il fallimento è una procedura che ha come obiettivo la liquidazione dei di tutti i debiti del fallito. È disciplinato dalla Legge 267 del 1942, nota anche come Legge Fallimentare. Un’ulteriore riforma introdotta dalla Legge di Bilancio 2016 ha introdotto la necessità di un professionista nominato con il compito di gestire l’intero iter.

Scopri in questa guida cosa fa il curatore fallimentare, come si diventa e qual è il suo compenso.

Cosa fa il curatore fallimentare

Il curatore fallimentare, come detto all’inizio, è il professionista nominato dal tribunale per curare il fallimento di un’azienda. A lui spetta, per prima cosa, verificare quali siano tutti i beni posseduti dall’impresa per poterli mettere all’asta e pagare, tramite il denaro ricavato, i vari creditori.

Ma i compiti del curatore fallimentare non si fermano qui. In particolare, il curatore fallimentare deve:

  • Eseguire tutte le disposizioni previste dal giudice, ad esempio l’apposizione dei sigilli;
  • Consegnare al giudice una relazione circa le motivazioni che hanno portato l’azienda alla chiusura;
  • Redigere l’inventario dei beni;
  • Recuperare tutti beni posseduti da terzi per la ricostruzione del patrimonio;
  • Stabilire l’elenco di tutti i debitori in essere dell’azienda;
  • Riscuotere eventuali crediti;
  • Informare il giudice circa eventuali comportamenti illeciti dell’imprenditore;
  • Verificare la presenza di dipendenti ancora in forza all’organico dell’azienda;
  • Analizzare eventuali proposte di acquisto da parte di terzi di beni appartenenti all’azienda fallita;
  • Individuare le modalità attraverso cui saldare tutti i creditori;
  • Vendere all’asta i beni per il recupero del denaro necessario per la liquidazione dei debiti;
  • Procedere al pagamento dei debiti;
  • Restituire al Fisco le somme dovute non ancora saldate.

Come si diventa curatore fallimentare

Se sei curioso di sapere come diventare curatore fallimentare, sappi che occorre seguire un iter ben preciso. Si tratta infatti di un ruolo che è pari a quello di un pubblico ufficiale, quindi niente può essere lasciato a caso.

L’iscrizione presso la cancelleria del tribunale all’albo o elenco dei curatori fallimentari è il primo step per diventare curatore fallimentare, requisiti permettendo.

Una volta iscritto nell’elenco, potrai essere chiamato dal giudice per ricevere la nomina a curatore fallimentare. L’incarico deve essere accettato entro due giorni dalla nomina; allo scadere del secondo giorno il giudice ha il potere di procedere con una nuova nomina.

Quali sono i corsi necessari

Anche se non esiste un vero e proprio corso per curatore fallimentare, per ricoprire questo occorre comunque avere un’adeguata preparazione in ambito amministrativo, legale, fiscale, contabile e commerciale.

È dunque considerato propedeutico l’aver seguito un corso di laurea in Economia oppure in Giurisprudenza, possibilmente seguito da un master post lauream specifico.

Alcune Università sia di tipo tradizionale che online offrono infatti dei percorsi di specializzazione in curatore fallimentare successivi alla laurea che consentono di acquisire tutte le competenze di cui questa figura professionale ha bisogno.

Quali sono i requisiti per diventare un curatore fallimentare

Come accennato prima, il curatore fallimentare deve possedere competenze tecniche in ambito amministrativo, legale, fiscale, contabile e specifiche. Possono dunque diventare curatori fallimentari:

  • Avvocati
  • Dottori commercialisti
  • Ragionieri
  • Studi professionali e associati
  • I soggetti che hanno svolto pratica pluriennale presso studi professionali

Coloro che non sono in possesso del titolo di studio (laurea in Giurisprudenza o Economia e Commercio) devono comunque dimostrare in maniera documentale la propria esperienza e competenza nella gestione di un’attività d’impresa.

Il ruolo di curatore fallimentare non può inoltre essere ricoperto da persone con cui sussistano conflitti di interesse come ad esempio:

  • Familiari entro il quarto grado dei soggetti falliti o loro creditori;
  • Soggetti che hanno responsabilità nel fallimento dell’impresa;
  • Colui che ha avuto l’incarico di elaborare il concordato preventivo e suoi assistenti.

Quanto guadagna un curatore fallimentare

Il compenso del curatore fallimentare è liquidato dal tribunale tenendo conto dell’entità del fallimento, dei risultati ottenuti nonché della professionalità con cui sono state condotte le relative operazioni.

In particolare, i compensi curatore fallimentare, derivano dalla somma di tre fattori:

  • Percentuale sull’attivo accertato
  • Percentuale sul passivo accertato
  • Compenso per esercizio temporaneo di impresa

In base a quanto prevede il D.M. Giustizia 25 gennaio 2012, n.30, “Regolamento concernente l’adeguamento dei compensi spettanti ai curatori fallimentari e la determinazione dei compensi nelle procedure di concordato preventivo”, le provvigioni spettanti al curatore fallimentare per quanto riguarda l’attivo accertato sono così stabilite:

  • Dal 12% al 14% qualora l’attivo non superi i 16.227,08 euro;
  • Dal 10% al 12% sulle somme superiori a 16.227,08 euro fino a 24.340,62 euro;
  • Dall’8,50% al 9,50% sulle somme superiori a 24.340,62 euro fino a 40.567,68 euro;
  • Dal 7% all’8% sulle somme superiori a 40.567,68 euro fino a 81.135,38 euro;
  • Dal 5,5% al 6,5% sulle somme superiori a 81.135,38 euro fino a 405.676,89 euro;
  • Dal 4% al 5% sulle somme superiori a 405.676,89 euro fino a 811.353,79 euro;
  • Dallo 0,90% all’1,80% sulle somme superiori a 811.353,79 euro fino a 2.434.061,37 euro;
  • Dallo 0,45% allo 0,90% sulle somme che superano i 2.434.061,37 euro.

Queste invece le provvigioni riguardanti invece il passivo accertato:

  • Dallo 0,19% allo 0,94% sui primi 81.131,38 euro;
  • Dallo 0,06% allo 0,46% sulle somme superiori a tale cifra

Per concludere, il compenso per l’esercizio temporaneo di impresa non può essere inferiore a 811,35 euro, a meno che il curatore non cessi dalle funzioni prima della chiusura delle operazioni.

Al curatore spetta infine anche un rimborso forfettario delle spese generali in ragione del 5% sull’importo del compenso liquidato e sulle spese vive effettivamente sostenute ed autorizzate dal giudice, compresa l’indennità di trasferta se il curatore è stato trasferito da fuori.

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