idea imprenditoriale
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La definizione stessa della parola “idea”, fornita dal dizionario Garzanti che fa riferimento a una “rappresentazione mentale di un concetto”, genera subito un legame con la nostra parte razionale. 

In effetti, un’idea nasce da una serie di elaborazioni del tutto mentali che nascono da un’attenta osservazione della realtà che ci circonda.

Magari si sta osservando il comportamento di un consumatore in un determinato settore, oppure i campi di applicazione di una certa tecnologia.

L’osservazione e l’attenzione ai dettagli ci porta a interpretare una situazione e ad immaginare uno scenario. Il fatto poi che l’idea che ci siamo fatti possa diventare un business è in gran parte legato all’intuito, che invece è definito come la capacità di comprendere una situazione senza la mediazione del ragionamento.

La genesi di una idea

Quante volte abbiamo ammirato le grandi intuizioni di noti imprenditori come Henry Ford, Steve Jobs o Jeff Bezos?

In sostanza, si osserva e si trae una conclusione senza porsi troppe domande, acquisire e valutare dati, confrontarsi con altre persone o facendo raffronti con altre idee già sviluppate da altri.

L’idea è un processo razionale molto rapido, e diventa un’idea imprenditoriale solo se ci si convince che sia in grado di generare business, portarci al successo e addirittura risolvere tutti i nostri problemi.

Non è un caso che le idee vengano spesso in momenti di crisi, se non addirittura quando si è senza lavoro o si sta pensando di dare una svolta alla propria esistenza.

L’idea è una specie di scintilla che può incendiare le nostre emozioni le quali, se non sono gestite nel modo corretto, possono comprometterne lo sviluppo operativo e portarci a sottovalutare le minacce.

Le 5 tipologie di idea imprenditoriale

Solitamente un’idea imprenditoriale è associata a un’invenzione di un prodotto che non esiste o alla soddisfazione di un ipotetico bisogno al quale nessuno aveva mai pensato.

L’idea imprenditoriale viene comunemente legata ad un innovazione.

L’idea imprenditoriale innovativa è in realtà solo una classe d’idee che può condurre alla generazione di un business ed è quella che più difficile da valutare.

Esistono le idee legate al cambiamento. Ad esempio un mutamento nella legislazione o nelle dinamiche che regolano un determinato settore può favorire la nascita di un’idea imprenditoriale. Di recente l’implementazione della GDPR ha posto molti vincoli alle aziende che trattano dati, ma ha dato anche impulso a molte imprese che hanno saputo cogliere l’occasione.

Ci sono le idee migliorative, che presuppongono banalmente il fatto di poter proporre un servizio o un prodotto in un mercato già conosciuto in un modo tale da portare maggiori benefici, da consentire risparmi o anche ridurre sprechi.

Quando Steve Jobs ha ideato lo smartphone, non ha proposto un prodotto totalmente inesistente ma ha eliminato l’uso del pennino del Pad sostituendolo con l’uso della tecnologia “touch”. L’intuizione ha riguardato l’usabilità dello strumento e questo ha fatto la differenza.

Le idee “imitative” sono le più comuni. Quanti social network hanno miseramente fallito prima dell’arrivo di Facebook? Da Friendster, MySpace o SixthDegrees avevano la stessa missione di Facebook ma Zuckerberg è stato in grado di introdurre idee i cui benefici sono stati subito evidenti.

Anche Google non è stata un’idea innovativa. Prima del colosso di Mountain View c’erano state Altavista, Infoseek e tanti altri motori di ricerca  che sono stati in qualche modo imitati da Google.

E infine, le idee “copiate” a livello internazionale. Copiare un’idea può sembrare una contraddizione in termini ma in realtà trasportare un business di successo dagli Stati Uniti alla Cina non è affatto un impresa semplice.

Si può tranquillamente dire che Baidu ha copiato Google, ma il suo successo è stato determinato dalla capacità di adattarsi alle esigenze degli utenti Cinesi meglio della stessa Google e di tutte le altre imprese che hanno tentato a loro volta di copiare Google.

La tedesca Rocket Internet è un incubatore che investe solo in modelli di business testati sul campo.

In altre parole, valuta solo idee copiate che possono avere successo in paesi dove non sono state ancora implementate. In questo caso la cosiddetta “execution” è centrale per ottenere dei risultati.

Euforia contro razionalità

Quale che sia il tipo d’idea, il fatto che sia considerata imprenditoriale non può non andare a toccare la sfera delle emozioni.

Dapprima la sensazione euforica d’invincibilità. L’auto-convincimento che quella idea possa davvero cambiare la propria vita conduce ad un’accelerazione frenetica delle deduzioni. Il primo pensiero che balena nella mente, è spesso associato proprio al fatto che “nessuno ci ha mai pensato prima”.

L’euforia può generare pericolose convinzioni devianti che possono portare l’imprenditore a trarre conclusioni affrettate, a semplificare il proprio percorso verso la costruzione di un modello di business, a sottovalutare gli effetti collaterali e a nascondere la possibilità di un “worse scenario”. 

In poche parole, le emozioni possono eliminare le debolezze e le minacce dalla celeberrima ma sempre utile ”SWAT analysis”.

Poi eventualmente la mente si “raffredda” e si cerca di metabolizzare l’idea. Si prova a mettere per iscritto un business plan e a valutare le risorse necessarie.

“Perché nessuno ci ha mai pensato prima?”

Questo è invece il momento dove l’euforia può trasformarsi in depressione, che è giustappunto l’emozione contraria.

Ci si domanda “perché nessuno ci ha mai pensato prima” e s’ipotizza che “forse nessuno lo ha mai fatto perché è un’idea impraticabile”.

Nella redazione di un piano industriale i ricavi si allontanano inesorabilmente e i costi si gonfiano.

S’inizia a pensare di non avere tutte le necessarie competenze o le risorse economiche per procedere e si va si rivolge la mente altrove, andando verso un triste abbandono.

Ecco come gestire le tue emozioni ed evitare l’autosabotamento

Nel periodo immediatamente successivo alla genesi di un’idea la gestione delle proprie emozioni è un aspetto di fondamentale importanza che approfondiremo nei prossimi articoli.

È semplicemente necessario avere un metodo logico per incanalarle e renderle utili alla causa. Porsi delle domande strutturate e procedere per gradi con lo scopo di espandere l’idea e contestualizzarla in una logica di business.

Si potrà quindi scoprire che non c’è da deprimersi se qualcuno non ha mai pensato a un certo prodotto, semplicemente perché non è affatto vero che nessuno ci ha mai pensato!

Il proprio prodotto esiste eccome in mercati che hanno caratteristiche diverse dal nostro e adattandole alla nostra cultura possono risultare vincenti. Ne consegue che non si è avuta un’idea innovativa ma piuttosto un’idea imitativa. 

E non c’è nemmeno da deprimersi se l’idea che credevamo innovativa in realtà è già stata messa in pratica da altri nel momento in cui sappiamo come migliorarla e arricchirla, oppure renderla più vantaggiosa o conveniente.

La consapevolezza del controverso ruolo delle emozioni quando nasce un’idea imprenditoriale è il messaggio di questo articolo. Sarà nostra cura affrontare tutti gli “step” necessari a capire se tale idea è davvero da abbandonare.

Se lo è, si avrà comunque la piacevole sensazione di aver compiuto un utilissimo esercizio nel momento in cui ci verrà una nuova idea!


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Alessandro Cirinei
Alessandro Cirinei fonda la sua prima azienda nel 2007, Xool e contribuisce successivamente al lancio di UrbanPost, Sercanto e Via Calzabigi. Collabora con fondi di venture ed acceleratori in qualità di "mentor" e temporary manager all'interno di numerose start-up.

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