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In questo periodo i Decreti Legge escono alla velocità della luce e riuscire a comprendere i testi non è sempre facile. In particolare se si tratta di agevolazioni all’impresa.

Sappiamo che il governo per l’emergenza in atto sta cercando di varare delle misure per dare liquidità alle imprese nella speranza che la crisi che colpirà i diversi settori possa essere superata.

Proviamo a fare chiarezza e a comprendere al meglio quello che ci spetta o meno, senza esprimere un giudizio politico. Invece di criticare preferisco concentrarmi sugli aspetti positivi del decreto che è stato messo in atto.

Decreto liquidità: come funziona e come ottenere il credito

Innanzitutto, le misure di maggior impatto pratico per sostenere la crisi di liquidità che inevitabilmente stanno affrontando le aziende, gli studi professionali e gli autonomi riguardano l’accesso al mondo del credito che dovrebbe essere semplificato dalla combinazione dei due decreti: il Cura Italia e il Decreto Liquidità, almeno questo è l’obiettivo.

Sto comunque parlando di decreti che devono essere ancora convertiti in legge e quindi passibili di modifiche.

In parole semplici come funziona?

Il meccanismo messo in campo dal Governo è il seguente: le imprese, gli autonomi e i professionisti potranno accedere con maggiore facilità e a minori tassi di interesse a finanziamenti bancari in virtù dell’intervento, in qualità di garante, dello Stato nei confronti degli istituti di credito.

E’ sempre un debito ma può essere di fondamentale aiuto in questo momento storico

Ovviamente, si tratta sempre di liquidità ottenuta a debito dal mondo bancario che quindi dovrà essere poi restituita secondo le condizioni pattuite nel relativo finanziamento. In sostanza lo Stato non si intromette nel rapporto banca-cliente, ma agevola l’erogazione e aiuta ad abbassare i tassi di interesse del debito prevedendo restituzioni di medio-lungo periodo.

Chi può beneficiare del Decreto Liquidità

Sembra che tutti possano beneficiare del Decreto Liquidità.

I beneficiari sono:

  • i titolari di partita IVA individuali (imprenditori e professionisti),
  • gli studi associati,
  • le società di persone,
  • le società di capitali.

L’importante è che, alla data del 31 dicembre 2019 non siano classificati nella categoria delle imprese in difficoltà o non abbiano alla data del 29 febbraio 2020 esposizioni deteriorate nei confronti del settore bancario.
Ma, anche in caso di qualche difficoltà con il mondo bancario (in termini di regolarità nei pagamenti) non perdiamo la speranza.

Il consiglio è di attivarsi comunque, perché possono essere concessi finanziamenti anche a posizioni con “inadempienze improbabili”, “scadute o sconfinanti deteriorate”, basta che non siano classificate come “in sofferenza”. Queste categorie hanno specifici significati per gli istituti di credito e pertanto possono variare da caso a caso.

La garanzia dello stato: come funziona?

Una garanzia a prima richiesta, esplicita, irrevocabile, attraverso SACE o attraverso il fondo di garanzia per le PMI. Per le piccole e medie imprese (in cui rientra anche il mondo professionale) di cui fanno parte la stragrande maggioranza delle realtà del tessuto economico italiano, la garanzia è peraltro gratuita fino al 31 dicembre 2020.

Decreto Liquidità: quanti soldi sono disponibili e quali sono le condizioni per ottenerli ?

Il discorso è molto tecnico ma, semplificando, vi sono differenze nelle condizioni specifiche per le grandi imprese, dove da garante vi sarà SACE, rispetto a quelle, più vantaggiose, per le piccole-medie imprese e professionisti, che sono invece garantite dal Fondo centrale di garanzia PMI.

Parlando solo di quest’ultime (PMI con un numero di dipendenti non superiore a 499) che rappresentano l’assoluta maggioranza nel mondo imprenditoriale le condizioni sono le seguenti:

  1. Per cifre inferiori a 25.000€: vi è una procedura super semplificata che non prevede la valutazione del merito creditizio ma limitata alla cifra massima appunto di 25 mila Euro, che comunque non deve superare il 25% dell’ammontare dei ricavi del soggetto richiedente (per fare un esempio semplice se ho ricavi di 50.000 nel 2019 il massimo così concesso potranno essere 12.500). In questo caso, la garanzia statale sarà del 100%, l’inizio del rimborso del capitale non avverrà prima dei 24 mesi dall’erogazione e la durata massima sarà di 72 mesi.
  2. Per cifre superiori a € 25.000 e soggetti con ricavi fino a 3, 2 milioni di euro: qui ci sarà la valutazione del rating, il fondo può garantire fino al 90%, con un ulteriore 10% di garanzia da parte di confidi o altro soggetto abilitato al rilascio di garanzie. Anche in questo caso la garanzia può essere rilasciata per un importo non superiore al 25% dei ricavi del soggetto beneficiario (se la garanzia è solo del 90%, invece, il finanziamento concesso nel limite massimo del 15% dei ricavi).
  3. Per cifre superiori a € 25.000 e realtà con ricavi superiori ai 3, 2 milioni di euro: vengono ammesse alla garanzia del Fondo, nella misura dell’80% per le garanzie dirette e del 90% per le garanzie di riassicurazione (a condizione che le sottostanti garanzie dirette non superino la percentuale massima dell’80%).

Infine, sono ammesse le operazioni di finanziamento finalizzate alla rinegoziazione del debito del soggetto beneficiario, purché il nuovo finanziamento preveda l’erogazione al medesimo soggetto beneficiario di credito aggiuntivo in misura pari ad almeno il 10% dell’importo del debito accordato in essere del finanziamento oggetto di rinegoziazione.

Qualora il soggetto sia stato costituito da dopo il 1 gennaio 2019 servirà idonea documentazione con annessa autocertificazione per il calcolo del 25%.

Qual è il reale tasso di interesse applicato ai prestiti per le imprese previsto nel Decreto?

I tassi di interesse verranno valutati caso per caso da ogni singolo istituto di credito, ma la garanzia dello Stato ha lo scopo di migliorare le”normali” condizioni dell’impresa.

Consideriamo inoltre che in questo periodo storico i tassi di interesse sono già ai minimi storici, la garanzia statale può aiutare a raggiungere una % di tasso di interesse inferiore all’1%.

Naturalmente il tasso dipende anche molto dal ranking bancario di partenza.

Per chi non ha esperienza con il mondo dei finanziamenti, è importante sapere che il rating è influenzato da innumerevoli fattori:

  • la redditività dell’attività (l’utile da conto economico),
  • la solidità patrimoniale (ossia il grado di indebitamento già presente o meno),
  • la regolarità dei pagamenti contributivi e fiscali,
  • l’equilibrio finanziario (cioè la differenza tra le uscite finanziarie di breve periodo e le entrate finanziarie di breve periodo più la liquidità),
  • la storia dell’imprenditore/trice (assenza di protesti, fallimenti, etc.)
  • i volumi commerciali dell’attività.

Come ottenere i soldi del Decreto Liquidità e i tempi per averlo

E’ importante anche capire come richiedere questa liquidità.
Sicuramente per la prima fascia target di aziende che richiedono cifre inferiori ai € 25.000, per cui non è necessaria una valutazione del merito creditizio, consiglio di rivolgersi alle banche con cui già si lavora.

La conoscenza pregressa migliora sicuramente il risultato finale.

Consiglio comunque di richiedere altri preventivi quantomeno per confrontare i tassi di interesse che vengono poi applicati e le condizioni del rimborso.

Come già anticipato prima ci sono gli elementi per riuscire ad ottenere un prestito ad un tasso veramente favore, sarà pur sempre un prestito ma i tempi di rimborso possono fare la differenza e aiutare molte realtà a ripartire nella “fase 2” facendo fronte alla crisi portata dall’emergenza Covid.

Conviene quindi indebitarsi con la banca a causa di un’emergenza sanitaria?

E’ difficile dare dei consigli che possano essere calzanti per tutte le realtà: ogni azienda deve capire la situazione in cui versa e prendere le opportune decisioni strategiche.
In alcuni casi può essere necessario indebitarsi, in altri casi potrà essere una scelta per dormire sonno più tranquilli.

Per prendere la giusta decisione bisogna avere il polso delle proprie finanze considerando anche la “fase 2” che potrebbe implicare una riapertura con delle limitazioni interessanti per determinate categorie.

Ognuno di noi ha un rapporto con il debito differente, tendenzialmente o ci sentiamo a disagio nel dover restituire soldi a qualcuno o ci rapportiamo in maniera incosciente al debito senza interrogarci sulla responsabilità e i costi che ne derivano.

Si tratta comunque di comportamenti irrazionali, quindi bisogna essere il più possibili razionali seguendo queste semplici consigli:

  1. Farsi una chiara fotografia della propria situazione: conoscere esattamente la propria posizione di uscite finanziare presenti e il proprio budget finanziario futuro al netto ovviamente della liquidità già esistente.
  2. Attivare in questa fase di emergenza tutte le misure attivabili: cassa integrazione o simili se si hanno dipendenti che non stanno o non possono lavorare, chiedere la moratoria dei debiti bancari e dei leasing fino al 30 settembre (che è un obbligo concedere per le banche o le società di leasing!), se si ha un mutuo prima casa e una riduzione di un terzo del proprio fatturato chiedere la moratoria fino a 18 mesi, negoziare con i fornitori dei tempi di restituzione sostenibili ma non bloccare la catena dei pagamenti, se si è in affitto (in locazione passiva per precisione) e l’attività è chiusa per disposizione legislativa, provare a negoziare una riduzione del canone con il proprietario dell’immobile (se l’immobile è un C/1 si potrà usufruire del credito di imposta del 60% come inquilino).
  3. Accedere ad un prestito: solo dopo i passaggi 1) e 2) chiedere liquidità al sistema bancario-finanziario privilegiando il medio lungo periodo (da 3 anni in su) e sfruttando il preammortamento.

Attenzione a non coprire, con la liquidità ottenuta a prestito dal sistema finanziario, le inefficienze di una realtà strutturata per operare a pieno regime che si trova costretta a ridurre il numero dei dipendenti/collaboratori per scelta “di salute dei propri collaboratori/dipendenti/clienti” o per mancanza di risorse economiche dei clienti stessi.

Ben venga, invece, la liquidità presa a prestito per finanziare investimenti (anche in dispositivi e macchinari per la sanificazione o investimenti produttivi già pianificati) o per necessità di cassa momentanee connesse ai tempi di pagamento dei clienti, rispetto ai tempi di pagamento dei propri dipendenti o dei propri collaboratori o fornitori.

In sostanza, ci si augura che il sistema bancario risponda in tempi rapidi per consentire la sopravvivenza nel breve periodo di tante realtà economiche, nonché una ripresa più semplice (o meno traumatica) nei mesi che ci separano dalla fine dell’anno 2020.


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Alessandro Terzuolo
Dottore Commercialista e Revisore Contabile, collabora con lo Studio Terzuolo-Brunero & Associati di cui è diventato Partner nel 2010. Specializzato in diritto tributario nazionale e internazionale, diritto societario e si occupa da diversi anni di trust e strumenti di protezione del patrimonio. Si occupa di pianificazione strategica, operazioni straordinarie e di contenzioso tributario.

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