cos'è una start up

Nel linguaggio corrente facciamo uso e spesso abuso di termini di derivazione anglosassone. Attualmente nel mondo dell’imprenditoria uno dei più inflazionati è senza dubbio “start up”. Ma che cos’è una start up?

Un tempo l’avremmo definita semplicemente come una neoimpresa operante in un settore innovativo e improntata alla ricerca e allo sviluppo di nuovi business.

Che cosa significa start up al giorno d’oggi?

Se oggi ci dovessimo chiedere che cos’è una start up, la definiremo come un’azienda operante in settori altamente tecnologizzati. Nate inizialmente come soggetti operanti nel settore informatico e della rete, pian piano hanno allargato i propri orizzonti espandendosi in altri ambiti, come quello energetico.

Un banale esempio di start up può essere un’azienda che si occupi di energie rinnovabili. Ma in cosa si differenzia da una normale impresa?

La legislazione giunge in nostro aiuto. Il nome infatti non sorge a caso: la denominazione start up è stata applicata a quelle aziende che ricoprivano determinate caratteristiche a partire dal 2012, anno in cui venne emanata la legge 221/2012, più comunemente conosciuta come “Decreto Crescita 2.0”.

La legge in questione definiva nello specifico le cosiddette start up innovative. Queste si caratterizzano per un elemento fondamentale: la scalabilità.

Cosa significa start up scalabile?

Che cos’è una start up scalabile? Semplicemente un’azienda la cui attività è facilmente replicabile, ed è pertanto possibile aumentare le dimensioni e il giro d’affari in maniera anche esponenziale.

Facciamo un esempio pratico. La nostra start up crea un sistema per pannelli fotovoltaici innovativo, detenendo il brevetto per questa invenzione. Altre aziende attratte dall’innovazione riprodurranno il sistema della nostra impresa (ripetibile).

Più aziende utilizzeranno la nostra scoperta, e più possibilità avrà il nostro giro d’affari di schizzare verso l’alto (crescita esponenziale).

Diamo ora un’occhiata nel dettaglio alla legge 221/2012, detta anche Decreto Crescita 2.0, e a ciò che prevede.

Decreto Crescita 2.0: cosa prevede in materia di start up?

Che cos’è una start up per il nostro ministero dello sviluppo economico? Soprattutto un’occasione per agevolare l’imprenditoria e la ricerca, incentivare l’occupazione giovanile e attirare capitali nel nostro paese.

Per far passare questo concetto dalla teoria alla realtà, il governo ha garantito tutta una serie di vantaggi per chi opterà di avviare un nuovo business secondo le modalità di una start up.

Prima però di parlare dei vantaggi, guardiamo quali sono i requisiti per aprire una start up.

I requisiti per la creazione di una start up

La legge garantisce l’accesso alle misure agevolative alle società di capitali, anche se costituite in forme di cooperativa. Le azioni del capitale sociale non devono essere però quotate su un mercato regolamentato oppure su un sistema multilaterale di negoziazione.

Detto più semplicemente non possono essere quotate in borsa, fino a quando rientrano nella definizione di start up.

Se volessimo fondare una start up, oltre a queste caratteristiche, dovremo essere in possesso dei seguenti requisiti:

  • Aver costituito la nostra società da zero, oppure che non sia più vecchia di 5 anni;
  • Che la sede principale della nostra start up sia in Italia, oppure in un altro paese membro dell’Unione Europea. L’importante è che sia presente nel nostro Paese almeno una sede produttiva o una filiale;
  • Che la nostra azienda non sfori il tetto massimo del valore annuo fissato a quota 5 milioni di euro;
  • Che la nostra società non distribuisca o non abbia distribuito utili in passato;
  • Che la nostra società abbia come oggetto sociale esclusivo o prevalente lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico;
  • Che la nostra start up non derivi da fusione, scissione societaria o dalla cessione di un’azienda;
  • Che la nostra start up presenti un forte contenuto innovativo.

Questo ultimo punto viene identificato attraverso 3 criteri:

  1. Un 15 % del valore ottenuto dal rapporto tra fatturato e costi annui dovrà essere ascrivibile ad attività di ricerca e sviluppo;
  2. La forza lavoro complessiva dovrà essere costituita almeno per 1/3 da dottorandi, dottori di ricerca o ricercatori, oppure per almeno 2/3 da soci o collaboratori a qualsiasi titolo in possesso di laurea magistrale;
  3. L’impresa dovrà essere titolare, depositaria o licenziataria di un brevetto registrato.

Per comprendere meglio le diverse forme societarie presenti in Italia, ti consiglio di rinfrescarti la memoria con questa semplice guida.

Dopo aver snocciolato punto per punto i requisiti necessari, è giunto il momento di rivolgere il nostro sguardo alle agevolazioni.

Start up innovative: le agevolazioni

Quindi, che cos’è una start up innovativa? Una piccola impresa ad alto contenuto tecnologico, che dedica buona parte dei suoi sforzi alla ricerca.

Per far sì che una start up si sviluppi è inevitabile un sostegno economico, e magari anche un aiuto dal punto di vista manageriale. Per tale motivo il decreto ha previsto l’istituzione di una lista di incubatori certificati, ovvero riconosciuti dallo Stato.

Ma cos’è un incubatore certificato? Come afferma lo stesso decreto sono “imprese che offrono anche in modo non esclusivo, servizi per sostenere la nascita o lo sviluppo di start up innovative”.

Gli incubatori sostengono e accompagnano lo sviluppo delle start up dal concepimento dell’idea imprenditoriale al suo primo sviluppo. Lo fanno in maniera pratica, offrendo sostegno operativo e manageriale, ma anche fornendo direttamente strumenti e luoghi di lavoro.

Tutto ciò viene fatto per permettere alla nostra start up di essere lanciata sul mercato in tempi rapidi. La lista degli incubatori certificati conta oltre 100 elementi, e sono consultabili  qui.

L’incubatore non è l’unico aiuto previsto per le start up, ma come già annunciato, saranno presenti tutta una serie di agevolazioni. Non ci resta che vederle nello specifico:

  • Nuova modalità di costituzione digitale e gratuita: l’atto costitutivo della nostra start up potrà essere redatto attraverso la piattaforma digitale preposta, risparmiando sui costi dell’atto pubblico;
  • Esonero da diritti camerali e imposte di bollo:  non dovremo pagare questi adempimenti da effettuare presso il Registro delle Imprese;
  • Proroga del termine per la copertura delle perdite: nel caso il capitale scendesse a meno di 1/3 rispetto a quello di partenza, il rientro potrà essere posticipato al secondo esercizio successivo. Di norma i regolamenti societari lo prevedono per il primo esercizio;
  • Possibilità di estensione dei contratti a tempo determinato per i dipendenti: i contratti a tempo determinato per la nostra start up potranno avere una durata massima di 36 mesi, il triplo rispetto ai 12 mesi previsti dalla legge vigente;
  • Facoltà di remunerare il personale in modo flessibile: fatto salvo un minimo tabellare, saremo noi a stabilire con i nostri dipendenti quale parte della remunerazione sarà fissa e quale variabile. Quest’ultima solitamente è collegata alla redditività della nostra impresa;
  • Remunerazione attraverso strumenti di partecipazione al capitale: potremo remunerare i nostri collaboratori con strumenti di partecipazione al capitale sociale;
  • Incentivi fiscali per chi investirà nel capitale di rischio della start up: chiunque volesse investire nel capitale della nostra start up otterrà sull’investimento una detrazione IRPEF del 30 % fino ad un massimo di 1 milione di euro;
  • Possibilità di raccolta fondi con il crowfunding:  l’utilizzo di questa tecnica di raccolta fondi molto “social” è contemplata, ma potrà essere effettuata solo sui portali autorizzati;
  • Accesso semplificato ai servizi del Fondo di Garanzia per le Piccole e Medie Imprese: grazie a questa disposizione l’accesso al credito sarà facilitato attraverso la concessione di garanzie sui prestiti bancari;
  • Servizi di internalizzazione: attraverso l’agenzia ICE preposta a questo genere di servizi, potremo ottenere assistenza in materia normativa, societaria e fiscale. L’agenzia inoltre faciliterà gli incontri con gli investitori stranieri.

Costituzione di una start up innovativa

Dopo tutto questo parlare su cos’è una start up è arrivato l’ora di comprendere i passaggi necessari per la costituzione di start up innovative.

Perciò come creare una start up? Osservando attentamente questa lista e seguendola passo dopo passo!

  • Costituire una società di capitali. Ricordati della possibilità gratuita di fare l’atto costitutivo online attraverso la piattaforma preposta;
  • Segnalazione Certificata di Inizio Attività (SCIA). Effettuabile attraverso la procedura di Comunicazione Unica al Registro delle Imprese;
  • Richiesta dell’iscrizione alla sezione speciale delle start up innovative. Avremo la possibilità di compilare e presentare la domanda anche in formato elettronico.

Per avviare una start up bisognerà redarre un particolare documento: il Modello S5. 

Dovrà indicare le attività svolte comprese quelle di ricerca e sviluppo, i titoli di studio dei soci e dei collaboratori, e, infine, un’autocertificazione prodotta dal legale rappresentante, la quale attesterà il nostro adempimento di tutte le procedure richieste.

Bene, spero che questa guida abbia chiarito tutti i tuoi dubbi su questo modalità di fare impresa così chiacchierata, ma al tempo stesso così poco spiegata!

Se preferisci all’innovazione invece i settori classici, leggi senza impegno questa guida su come aprire un’azienda!





Redazione di Intraprendere.net
La redazione di Intraprendere è formata da un team specializzato in ogni aspetto riguardante il mondo dell’imprenditoria: da come acquisire il giusto mindset per iniziare alle migliori tecniche per promuovere il tuo business.

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