Adelina tattilo biografia imprenditrici




La donna cominciava a far capire e far valere se stessa..

Adelina Tattilo

Le 3 pillole intraprendenti di Adelina Tattilo

  1. Coraggio: Adelina divorziò e prese in mano le redini dell’azienda in un periodo in cui la società non vedeva di buon occhio donne così intraprendenti.
  2. Convinzione: Adelina resiste nonostante i sequestri di numerosi numeri della rivista e contribuisce al cambiamento di costume in una società permeata di tabù.
  3. Tempismo: per contrastare l’ingresso sul mercato italiano di Play Boy supportato da campagne pubblicitarie, Adelina pubblico un servizio con nudo di Jacqueline kennedy che custodiva da un anno.

Per decenni uno dei tabù più grandi per la società italiana fu la sessualità. Si viveva all’insegna del pudore: ciò che accadeva sotto le lenzuola non poteva varcare il limite di sicurezza imposto dal perimetro del letto.

La libertà sessuale fu uno dei maggiori dibattiti che si impose al centro dell’opinione pubblica negli anni ’60 e ’70. Erano gli anni della contestazione, in cui si immaginava la fantasia al potere, e in cui si voleva abbattere un sistema di valori ormai arcaico.

Questi nuovi valori furono utilizzati come strumento di lotta per alcune donne, e per altre invece diventarono un veicolo per raggiungere il successo.

Una donna in particolare fece della sessualità il motore principale della sua attività imprenditoriale: Adelina Tattilo. Oggi vi racconterò la sua storia.

Biografia di Adelina Tattilo

Adelina Tattilo nacque nel 1928 in un piccolo paesino della Puglia a Manfredonia. La sua famiglia era profondamente cattolica, e riproduceva il classico quadretto familiare composto da gonne ben stirate, timor di Dio e tutti ben composti a tavola.

Migrò con tutta la famiglia nel più ricco Nord, precisamente ad Ivrea, dove frequentò i vari cicli scolastici presso un istituto di suore fino ad ottenere la maturità classica.

Spesso sono gli incontri a cambiare la direzione delle nostre vite. E senza dubbio per Adelina Tattilo fu determinante quello con il suo futuro marito Saro Balsamo.

Saro era conosciuto dall’opinione pubblica come “l’uomo che aveva dato le tette all’Italia“. Negli anni del boom, fra il 1964 e il 1967 aveva lanciato la rivista “Men” e poi “Playmen“, un magazine erotico che univa le foto delle attrici più belle senza vestiti ,ed interviste di scrittori, registi ed altri artisti.

In quegli anni vi era la Democrazia Cristiana al governo, i valori cattolici erano sentitissimi, e giornali come Playmen erano considerati scabrosi. Ma si sa, gli scandali e il proibito attirano l’attenzione della gente, e così la rivista iniziò ad avere un folto seguito.

I soldi purtroppo possono anche essere un’arma a doppio taglio. Saro iniziò ad avere una vita dissoluta, ad avere molte amanti e a sperperare il proprio patrimonio.

Adelina Tattilo non volle seguire le pratiche del tempo. Non volle stare in silenzio per salvaguardare l’onore della propria famiglia. Divorziò e prese le redini di Playmen.

Era il 1969. Playmen non significò per Adelina Tattilo solamente l’inizio di una nuova carriera da imprenditrice, ma soprattutto una forma di riscatto sociale.

All’epoca le donne imprenditrici in Italia risultavano una rarità, così come le donne divorziate.

Adelina Tattilo non accettò mai l’immagine stereotipata della donna “casa e chiesa” e si ribellò ai valori dominanti del tempo proprio attraverso l’erotismo, uno dei maggiori tabù vigenti.

Il successo di Playmen.

Adelina Tattilo si dimostrò un abile imprenditrice. Non snaturò la rivista Playmen e soprattutto mantenne lo staff già presente sotto la direzione dell’ex marito.

Playmen non era solo una rivista di nudo, ma tendeva ad esaltare anche un aspetto culturale. Vi erano articoli con le fini firme di uomini come Pierfrancesco Pingitore, di Maurizio Costanzo (si occupava della sezione riguardante il teatro), ed inoltre vignette di veri e propri artisti come Milo Manara.

Ad iniziò anni ’70 la rivista sfornava oltre 450.000 copie a settimana. Adelina Tattilo grazie ad una gestione accurata aveva così risanato tutti i debiti della compagnia, nonostante continuasse a collezionare denunce e sequestri.

Arrivò ad infastidire anche il leggendario Hugh Hefner fondatore della famosa rivista Playboy (vietata in Italia), il quale la accusò di plagio.

Le cosiddette “spaghetti bunnies”, donne italiche formose e meno plastificate delle conigliette di Playboy, erano diventate delle terribili concorrenti.

Il vero successo però arrivò nel 1972. L’editore Rizzoli stava per riuscire ad introdurre in Italia la rivista di Hugh Hefner. Serviva qualcosa per sbaragliare la temibile concorrenza americana.

Adelina Tattilo aveva in suo possesso da tempo un servizio fotografico di Joseline Kennedy “paparazzata” a fare il bagno nuda nell’isola greca di proprietà del marito Onassis.

Una volta pubblicato l’articolo, la rivista esaurì nel giro di poche ore, ed iniziarono a giungere richieste dall’estero per ottenere altre copie.

L’attività di Adelina Tattilo non si limitò solo a Playmen. Ad inizio anni ’70 fece anche uscire numerose strisce di fumetti a carattere erotico. La più famosa fu “Menelik”, dove le parodie soft porno di Diabolik e Tex Willer riscossero un grande successo editoriale.

Nel 1974 creò anche una rivista dedicata esclusivamente alle donne: “Libera. Il giornale della donna moderna“. La rivista proponeva articoli di politica e costume, mescolando temi tipicamente femministi ad immagini di nudo maschile e servizi di moda.

Le femministe la criticarono aspramente. La direttrice di Effe definì la sua rivista caratterizzata da uno “pseudo-femminismo pericolosissimo perché impostato tutto su una falsa liberazione sessuale”.

I rapporti di Adelina Tattilo con il movimento femminista non furono mai idilliaci. In fondo, lei era una “battitrice libera” e lanciava le sue idee in maniera irriverente senza la necessità di riscontrare consenso.

Adelina Tattilo aveva una propria immagine personale di donna. Per lei le sue copertine non erano una mercificazione del gentil sesso lasciato in pasto alla bramosia degli uomini, ma un modo per rendere libera sessualmente la donna, per mostrarla in tutta la sua ineguagliabile bellezza.

Gli anni ’90 segnarono il declino di Playmen e delle riviste erotiche in generale. L’avvento dei Vhs pornografici e dei Dvd aveva fatto breccia nei gusti dei consumatori. La stessa Adelina Tattilo commentò amaramente l’avvento della nuova tecnologia erotica:

I nostri lettori gradualmente scomparvero attirati dai video e dai computer, insomma un porno diverso che arrivava con un click. Quindi un porno immediato, sicuramente più reale, ma meno suggestivo del nostro, che ti faceva godere lasciandoti ancora sognare.”

Così nel 2001 Playmen dovette chiudere i battenti, ma ciò nonostante Adelina Tattilo resterà una figura iconica per la sua opera di diffusione dell’erotismo in una società chiusa e bigotta come l’Italia degli anni ’60.

Adelina Tattilo morì nel 2007 a seguito di una breve malattia.

I libri su Adelina Tattilo

Di libri su Adelina Tattilo ne è stato scritto uno solo da Dario Biagi, figlio del più famoso Enzo. Ecco qui il riferimento bibliografico:

  • Dario Biagi, Adelina Tattilo. Una favola sexy, Bologna, Odoya, 2018

Le interviste di Adelina Tattilo

Dalle interviste di Adelina Tattilo, per altro non così frequenti, fuoriesce il proprio particolare pensiero in merito alla concezione di donna, di società e di sessualità. Ricerchiamolo in alcuni estratti:

  • La liberazione dei comportamenti sessuali come specchio del nostro essere. Sono stata un’editrice di riviste erotico patinate e per questo motivo conquistai la ribalta per le mie iniziative contro il bigottismo e falsi moralismi d’allora cercando con le mie battaglie di trasformare i costumi sociali e sessuali dell’Italia e proponendo quindi la liberazione dei comportamenti.”
  • La sessualità come strumento per le battaglie civili. Posso tranquillamente affermare che senza gli articoli di “Playmen” dedicati alla liberazione sessuale, al divorzio e all’aborto, la stagione delle ‘battaglie civili’ in Italia sarebbe cominciata molto tempo dopo.”
  • Andare contro i tabù per affermare se stessi e le proprie idee. Certo che i tabù sono stati tanti e io ero una donna sposata, di famiglia cattolica osservante, e con tre figli da crescere. Non fu certo facile, ma non cambierei una virgola della mia vita. Sono stata per un lungo periodo una delle donne più famose del mondo e nel mio piccolo credo di aver contribuito a svecchiare la società di allora.”




Anna Porello
Imprenditrice digital e cuore pulsante di Intraprendere. Fonda la sua prima startup di entertainment geolocal nel 2006 venduta a una nota azienda italiana. Dopo anni come consulente nei processi di digitalizzazione di grandi imprese, decide di dedicarsi a Intraprendere.net, che co-fonda nel 2016.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here