intervista a lola toscani, smiling sisters




Oggi Intraprendere è insieme a Lola Toscani, figlia del noto fotografo e fondatrice di Smiling Sister, società di strategia con sede a Londra e Milano.

Lola è un’imprenditrice giovanissima con le idee chiare e una vision forte, il suo obiettivo è portare sempre valore umano, anche nei progetti dei clienti.

Grazie al confronto con Lola ci portiamo a casa 3 concetti chiave:

  1. L’umiltà e la pazienza sono qualità necessarie nel percorso di crescita professionale.
  2. Portare del valore umano nel business è ciò che può davvero fare la differenza.
  3. Abbi fede nel tuo istinto e non temere il cambiamento.

Per ascoltare l’intervista puoi cliccare qui



Lola parlaci di te e della tua agenzia

“Sono fondatrice di Smiling Sisters ma con un pregresso un po’ particolare, visto che all’università ho deciso di studiare relazioni pubbliche all’estero, quindi in un sistema americano che da moltissimo, oltre alla formazione accademica, in termini di esperienze professionali.

È stato durante l’università che mi sono accorta di non essere portata per il tipo di carriera che avevo scelto. Avevo anche provato a lavorare nell’ufficio stampa di un brand di moda a New York, ma nel 2008 con lo scoppio della crisi sono tornata in Italia, la quale, per fortuna, si è rivelata essere la scelta migliore.”

In un contesto in cui si parla spesso di fuga di cervelli è molto interessante scoprire il punto di vista di chi ha costruito qualcosa in Italia tornando dall’estero

“A livello culturale in Italia c’è un desiderio di fare che è anche collegato alla voglia di vivere. Mentre in America il mood che domina è “più hai, più hai bisogno”, non si arriva mai ad un livello di soddisfazione, ma si è sempre alla costante ricerca del cosiddetto salto in avanti.

Questo per me non è un buon vivere, anche perché la mia filosofia di vita è lavorare per vivere e non vivere per lavorare.

Quindi tornando in Italia ho iniziato a lavorare con mio padre.”

Lola presentaci tuo padre

“Mio padre è il fotografo creativo Oliviero Toscani, un personaggio importante, che mi ha insegnato moltissimo nei due anni in cui abbiamo lavorato insieme.

All’epoca avevo 23 anni, avevo appena terminato l’università e, come tutti i neolaureati, avevo la convinzione di sapere tutto. Quella prima esperienza professionale fatta con mio padre è stata molto tosta ma, al contempo, assolutamente formativa.”

Al termine di questa parentesi lavorativa con tuo padre cosa hai fatto?

“Alla chiusura di questo capitolo professionale mi sono trasferita a Milano dove ho finito per trovare la mia dimensione esistenziale e ho cominciato a lavorare per La Sterpaia, un’agenzia di creativi in cui collaborava anche mio fratello Rocco Toscani che, ad oggi, si occupa dell’azienda vinicola di famiglia.

In La Sterpaia abbiamo lavorato con progetti grossi e clienti del calibro di McDonald e Heineken Jammin Festival, ma ad un certo punto ho sentito il bisogno di prendere la mia strada e ho deciso di mettermi in proprio.

Mettermi in proprio ha significato anche ridimensionare la tipologia di lavoro che mi trovavo ad affrontare rispetto all’esperienza in agenzia.

È importante essere umili ed essere pazienti, soprattutto nei confronti di noi stessi, durante la spasmodica ricerca di risultati.

Quindi hai ricominciato con una partita iva?

“In realtà ho sempre e solo avuto la mia partita iva, non ho mai avuto un contratto nè sono mai stata inquadrata in altro modo. Ancora oggi ho la mia partita iva che non abbandonerò mai. In effetti questo è un concetto che fa proprio parte della filosofia di Smiling Sisters.

Tornando agli esordi del mio ri-inizio, come accennavo prima son ripartita maneggiando piccoli progetti che però mi hanno permesso di fare esperienza e di conoscere sempre più persone e fare networking.

Il bello di Milano è anche questo, non è chiusa a compartimenti stagni, ma se uno si da da fare dal piccolo si riesce a raggiungere anche tavoli interessanti.”

Insomma è importante rimboccarsi le maniche e costruire

“Esatto, c’è da costruire. Devo ammettere che il mio cognome è un buon spartiacque perché può spalancare molte porte ma può chiuderne altrettante, quindi in alcuni casi devo saper dimostrare il doppio e in altri devo dire che forse ha aiutato.

Generalmente però l’essere considerata “la figlia di…” mi ha portato a dovermi fare la pelle dura.”

Adesso parlaci di Smiling Sisters. Com’è strutturata? Sono rimasta colpita dal fatto che si tratti di un’agenzia formata da sole donne

“Pur facendo lavori simili io e mia sorella non avevamo mai collaborato, lei è più orientata alla produzione e all’art direction legati al video e alla fotografia e io invece più orientata verso la produzione e la gestione di clienti e progetto.

Smiling Sisters è formata da donne e pensata per le donne.

Condividendo una visione per un mondo un po’ più giusto volevamo creare dei progetti che non fossero solo puramente commerciali, ma che avessero anche una valenza culturale e sociale, specialmente per le donne.

Quindi con i nostri clienti cerchiamo di creare dei progetti che non puntino esclusivamente, ad esempio, alla vendita di un catalogo o di una maglietta se si tratta di una mostra, ma cerchiamo di aggiungere del contenuto, di far pensare le persone che andiamo ad intercettare.

Con questa mission abbiamo deciso di fondare Smiling Sisters, una agenzia di sole donne in cui facciamo strategia, produzione e gestione dei progetti.

Nel nostro team la skill fondamentale è l’essere multitasking, una qualità di cui le donne di certo abbondano. L’idea è di creare del valore al femminile.

Oltre a Smiling Sisters stiamo progettando la fondazione di un collettivo, dobbiamo ancora capire quali servizi offrire e quale potrebbe essere la domanda di coloro che ne faranno parte.

Ma resta un progetto di cui Smiling Sisters sentiamo non possa farne a meno, e che potrebbe trasformarci in una Benefit Corporation. Quindi l’idea è di creare un business che non punti soltanto a prendere ma anche a dare.”

Ritornando al tuo trascorso lavorativo con tuo padre che, ricordiamo, si tratta di Oliviero Toscani, un personaggio e un nome importante a livello globale, come definiresti questo rapporto professionale?

“Intenso, ma devo dire che sarà stata complice la mia giovane età e l’inesperienza. Tutt’ora ci capita di collaborare ma, grazie anche all’esperienza acquisita nel tempo anche con altri progetti e persone, si è instaurato un diverso tipo di rapporto, fatto di fiducia e di rispetto.

Devo dire che del resto mio padre ha sempre avuto l’abitudine di circondarsi di giovanissimi, quindi probabilmente quel clima di tensione era percepito soltanto da me.”

Parlando con alcuni imprenditori che hanno incluso i figli nelle proprie aziende, spesso ammettono di trattarli più duramente rispetto agli altri dipendenti per prepararli al futuro

“In realtà credo che lui fosse duro con tutti noi giovani, del resto penso non debba essere stato facile neanche per lui gestire tante giovani menti.

Però, a livello professionale, oggi ho modo di osservare la sua di crescita e di quanto sia così diversa dalla crescita professionale mia e di mia sorella attraverso Smiling Sisters.

Il valore di mio padre è esso stesso, è Oliviero Toscani, mentre noi abbiamo la possibilità di far crescere anche il valore di altri.

Noi cresciamo se crescono gli altri intorno a noi.

Quindi si tratta di un modello estremamente diverso, in cui però nostro padre è riuscito a trasferirci una costante ricerca della perfezione, nel cercare di fare sempre di più.

Il tutto accompagnato da una analisi della comprensione del messaggio che si vuole trasmettere, affinché sia anche leggibile e non soltanto forte.

Quindi, grazie anche agli insegnamenti che ci ha trasmesso, cerchiamo sempre di dare un quid in più, ma in maniera intelligente.”

Quali sono le soft skills che cerchi nelle persone che collaborano con te?

“Faccio un preambolo: la regola di base di Smiling Sisters è di non avere dipendenti. Abbiamo dei collaboratori che lavorano con noi in maniera stabile, ma al contempo hanno la libertà di intraprendere altri progetti.

Questo per noi è assolutamente un valore aggiunto, poiché da fuori arriva sempre tanta nuova energia e ispirazione. Quindi le persone che collaborano con noi sono o liberi professionisti oppure, addirittura, imprenditori a capo della propria agenzia creativa.

Questo ci permette molto di spaziare fra i creativi per venire incontro il più possibile alle esigenze del cliente. Crediamo molto, infatti, nel concetto di personalità e riteniamo importante fornire una squadra che sia il più possibile affine con il profilo dei nostri clienti.

Di base però, nel rapporto personale che instauro con le risorse con cui collaboriamo vi è una estrema ricerca di umanità, perché, come dicevo prima, non siamo persone che vivono per lavorare.

E non solo, devono essere persone entusiaste del proprio mestiere, devono amare il proprio lavoro e non limitarsi a fare il compitino per poi incassare i soldi a fine mese.”

Mi hai detto che sei mamma, da quanto?

“Mio figlio ha due anni e un paio di mesi. Infatti sto ancora cercando di ritrovare un ritmo anche professionale che la maternità ha stravolto per ovvi motivi.”

Cosa ti ha aiutato a ri-organizzarti per ritrovare un equilibrio fra casa e lavoro?

“Ho trovato davvero la pace quando sono riuscita a trovare la babysitter giusta. Ciò mi ha permesso di potermi dedicare ad almeno a 6 ore continuative di lavoro.

Ecco, la necessità di dover stabilire una giornata lavorativa più corta per venire incontro al tempo da dedicare a mio figlio, mi ha permesso di imparare a lavorare per compartimenti in modo più efficace.

Questa ottimizzazione del processo lavorativo mi ha portato a dividere le mie task per priorità.

In questo processo riorganizzativo ammetto di aver avuto la fortuna di essere supportata dal mio compagno, ma resta comunque vitale riuscire a trovare il proprio equilibrio.”

Hai un mantra o una frase che ti accompagna nel tuo percorso professionale?

“Più che una frase è un modo di vivere, nel senso che noi meditiamo in ufficio tutte le settimane come gruppo lavorativo. Quindi più che un mantra, è proprio una filosofia che noi approcciamo al lavoro. Si crea un momento di intimità che non è lavorativo o post lavoro, ma ci permette di trovare anche un po’ di quiete all’interno dei nostri progetti.

Ci aiuta a canalizzare nel modo più corretto le ansie derivanti dalla sfera professionale e rendere l’intero processo lavorativo più gestibile.

Il mio consiglio infatti è trovare un’attività sportiva o meno in grado di aiutarci ad alleggerire le tensioni e, perchè no, ad osservare gli eventuali problemi da un’altra prospettiva. È incredibile quanto possa fare la differenza anche una semplice passeggiata di un quarto d’ora.”

Siamo sempre presi dalla foga di produrre produrre, produrre e dimentichiamo sempre di sederci e pensare un attimo

“Devo dire che anche questo lo devo a mio padre. Spesso ci staccava l’elettricità in ufficio e ci diceva “Adesso vi tocca pensare”. In quei momenti o potevamo parlare fra di noi oppure pensare a quello che avremmo dovuto fare appena il computer si sarebbe riavviato.

Per noi di Smiling Sisters è importante, perché lavorando di strategia non possiamo mai perdere di vista il progetto in grande rischiando di perdersi troppo nei dettagli.”

Hai un ultimo consiglio per gli ascoltatori di Intraprendere?

“Fidatevi del vostro istinto e non abbiate paura.”





Anna Porello
Imprenditrice digital e cuore pulsante di Intraprendere. Fonda la sua prima startup di entertainment geolocal nel 2006 venduta a una nota azienda italiana. Dopo anni come consulente nei processi di digitalizzazione di grandi imprese, decide di dedicarsi a Intraprendere.net, che co-fonda nel 2016.

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