Essere un leader

Leggendo sovente articoli che parlano di leadership, si tende a farsi l’idea che, in qualche modo, sia scritto nelle stelle che qualcuno abbia le potenzialità di diventare un leader efficace, che un leader naturale nasca tale.

Noi non crediamo sia vero: vediamo troppi pochi leader validi rispetto a quanti occupano posizioni di leadership, ma sono tristemente incompetenti e seriamente sopravvalutati (da loro stessi in primis) circa le loro capacità.

Una delle cause è in primo luogo la mancanza di onestà nell’auto-valutarsi delle persone che aspirano alla leadership. Quello che segue è un semplice strumento di autovalutazione, strutturato in tre punti.

1. Ti imponi solo quando devi e non in ogni occasione.

Tutti abbiamo presente il tipo di persona che semplicemente deve farsi carico di qualsiasi cosa. Che si tratti di una sessione di brainstorming, di una partita di basket o una gita in famiglia, non vede l’ora di dominare le scelte del gruppo, a tutti i costi.

Sempre supponenti, solitamente impazienti, questi “devo-essere-in-primalinea-a-tutti-i-costi” vengono talmente sfruttati dalle altre persone che le descrivono come leader naturali che presto o tardi, a scapito loro e di tutti gli altri, iniziano a crederci seriamente.

La verità è che questo è quasi sempre falso. I veri leader non presumono di doversi prendere carico della situazione ogni qual volta due o più persone si riuniscono. Anzi, tutto il contrario. Un grande leader valuta ogni situazione e prende il controllo solo quando la sua posizione, la situazione e/o l’esigenza del momento lo richiede.

Ah, e se hai letto l’ultimo punto pensando che nella maggior parte delle situazione sei tu la persona giusta a dover prendere una decisione, sei più un “devo-essere-in-primalinea-a-tutti-i-costi” che un leader.

2. Agisci meno di quanto osservi.

Molti dirigenti aziendali confondono la leadership con l’azione. Questi “Diavoli della Tasmania” sono convinti che un costante movimento generi automaticamente leadership. Di conseguenza più ambiziosi sono, e più agiscono furiosamente.

Lasciando i comuni mortali nella loro scia, i “Diavoli della Tasmania” lavorano di più, più velocemente e più a lungo di tutti gli altri. Di fronte a qualsiasi situazione che non possa essere risolta con la loro bruta produttività, generano una nube di polvere di impazienza. Il loro strumento di leadership è il volume: se pensano che non si stia lavorando duro, o duro come pensano si dovrebbe, il tono delle loro richieste diventa sempre più forte e stridente.

Potresti pensare che un simile atteggiamento non possa mai e poi mai portare a fare carriera all’interno di un’organizzazione matura, ma ti sbagli. Molte organizzazioni, purtroppo, alcune di sicuro anche fra le 100 Fortune best company, incoraggiano ancora questa tipologia di leadership.

I veri leader ovviamente capiscono il valore dell’azione, ma non è il loro unico strumento. In realtà, non è neanche il loro strumento principale. I grandi leader osservano più di tutti gli altri: le risposte, le soluzioni, i modelli, i problemi, le opportunità, le minacce. Sanno che fare è di vitale importanza, ma sanno anche che il pensiero, la comprensione, la contemplazione e l’interpretazione sono importanti allo stesso modo.

3. Tu cambi le persone. Loro raggiungono i risultati.

L’executive A raggiunge gli obiettivi che gli sono stati assegnati ma logora il suo team nel farlo. L’executive B costruisce una grande squadra, ma non raggiunge gli obiettivi. Qual è il leader migliore?

Si tratta di una falsa dicotomia, ma spesso presente in moltissime organizzazioni. Il vero leader è l’Executive C: qualcuno che mette insieme la sua squadra in modo che essa raggiunga i suoi obiettivi.

Se i tuoi obiettivi ti ossessionano a tal punto che arrivi a manipolare e opprimere chi ti sta intorno affinché raggiunga i suoi obiettivi (lo so, pensi sia motivazione, ma non lo è!), beh non si tratta di leadership ma di una dittatura. E non significa neanche, all’opposto, che sia un comportamento da zerbino a fare la vera leadership.

Essere un leader significa costruire team capaci, forti e che siano realmente orientati al successo rispetto agli obiettivi che vengono loro assegnati.

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2 Commenti

  1. Ottimi spunti di riflessione.
    Purtroppo la classe dirigenziale delle nostre aziende private è spesso troppo ben fornita di Diavoli della Tasmania e troppo poco di leader naturali.

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