diventare counselor
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Scopriamo insieme in questo articolo chi è, cosa fa e come diventare counselor.

Il maggior grado di incertezza e complessità che caratterizza la società contemporanea ha reso necessaria la presenza di nuove figure professionali in grado di assistere e /o aiutare gli altri.

Alle tradizionali figure dello psicologo e assistente sociale, si aggiunge quindi quella dei counselor, vere e proprie guide che, grazie alle loro competenze in ambito psicologico e sociale, possono infondere a coloro che stanno vivendo un momento di difficoltà maggiore ottimismo e fiducia in sé stessi.

Cosa fa il counselor

Trattandosi di una nuova professione, molti fanno confusione fra il counselor e altre professioni come lo psicologo, lo psichiatra o lo psicoterapeuta. Per comprendere esattamente cosa fa il counselor, vediamo quindi da dove ha origine questa parola.

diventare counselorIl counselor significato deriva dal verbo inglese “to counsel” che significa “consigliare”. Di conseguenza, il termine counseling può essere tradotto indistintamente in italiano come “consulenza” oppure “consiglio”.

Chi è allora il counselor? Stando all’origine del termine, si tratta di una persona che ha il compito di dare consigli ad altri individui con problemi di varia natura per aiutarle a migliorare la loro condizione personale.

Chiarito il counselor o counsellor significato, vediamo nello specifico di cosa si occupa questa figura professionale. Iniziamo col dire prima di tutto cosa non fa.

Chi ha un lavoro come counselor non svolge nessuna prestazione di tipo sanitario, come ha esempio fanno lo psicologo, lo psichiatra o lo psicoterapeuta quindi non può:

  • Prescrivere farmaci;
  • Effettuare terapie;
  • Somministrare test per ottenere una diagnosi.

Vediamo allora cosa fa. Prima di tutto, ho appena detto, fornisce consigli. Il suo compito è quello di sostenere la persona in difficoltà, cercando di infondere in lui maggiore sicurezza e consapevolezza affinché trovi da solo gli strumenti e la forza necessaria per risolvere i propri problemi.

Il campo di azione del counselor è dunque prima di tutto quello relazionale. Ascoltando i bisogni dei propri clienti/pazienti, li aiuta a riflettere sulla propria condizione e a capire quali sono le strade migliori per ottenere il cambiamento desiderato.

Dove lavora un counselor

Il lavoro del counselor ha un campo di applicazione davvero ampio, molto più di quello che si potrebbe immaginare. Il counselor può dunque lavorare con:

  • Persone singole;
  • Coppie;
  • Famiglie;
  • Gruppi più ampi come scolaresche e organizzazioni aziendali.

Può quindi lavorare con:

  • Disoccupati o persone in cerca di lavoro;
  • Anziani e/o malati di malattie croniche che risiedono in istituti organizzati e/o ospedali per aiutarli a superare le difficoltà legate all’età o alla malattia;
  • Giovani ed insegnanti che frequentano le istituzioni scolastiche con problemi relazionali;
  • Famiglie in cui emergono problemi di coppia o problemi nel gestire il rapporto con figli adolescenti e/o con problemi;
  • Aziende in cui occorre potenziare le capacità di problem solving di alcune figure professionali o migliorare l’attività di leadership e l’assertività di manager e funzionari;
  • Contesti più ampi come ad esempio carceri, centri di recupero o altre comunità di tipo assistenziale (ad esempio i centri di accoglienza per immigrati) formate da più soggetti che possono evidenziare problemi di natura relazionale, di comunicazione e/o sociale.

Per comprendere meglio cosa fa un counselor in ambito aziendale, vediamo qual è la differenza fra il suo lavoro e quello, ad esempio, dello psicologo addetto alle risorse umane.

Quest’ultimo si occupa infatti della selezione del personale sfruttando le proprie conoscenze in ambito di struttura della personalità. Può quindi sottoporre i potenziali candidati a test psicoattitudinali e colloqui conoscitivi per comprendere quali sono i soggetti più adatti per ricoprire un determinato ruolo o mansione.

Il counselor aziendale invece è una figura professionale cui tutti coloro che lavorano dentro l’azienda, compreso lo stesso psicologo addetto alla selezione, possono rivolgersi in caso di problemi di relazione con superiori e/o colleghi o altri dubbi o quesiti esistenziali che possono peggiorare la propria vita e incidere così in maniera significativa anche sulle sue prestazioni professionali.

Come diventare counselor

Se ti chiedi come si diventa counselor, la prima cosa da sapere è che nel nostro Paese il counselling è una professione riconosciuta ma non ancora perfettamente regolamentata.

Non esistono quindi un albo o un ordine professionale e non ci sono indicazioni precise circa l’iter burocratico e il percorso formativo da seguire.

Questo però non significa che chiunque abbia un minimo di competenze in ambito psicologico, sociologico e relazionale possa definirsi counselor. Ad esempio, se ti stai chiedendo come diventare counselor aziendale, sappi che ti sarà di norma richiesto di aver seguito un corso privato di counselling riconosciuto da un’associazione professionale come Assocunseling e Federcounseling.

Ma non è tutto. Per poter diventare counselor occorre sicuramente avere anche alcune doti caratteriali quali empatia e capacità di ascolto.

Per concludere possiamo quindi dire che il counsellor è prima di tutto un bravo comunicatore che riesce a far emergere col dialogo i problemi dell’altro non imponendo il proprio punto di vista, ma lasciando che sia la persona che ha di fronte a trovare dentro di sé le risposte di cui ha bisogno.

Cosa studia il consuelor

Come accennato nel paragrafo precedente in Italia non esiste una vera è propria regolamentazione per la professione di counselor, come ad esempio negli Stati Uniti, dove in genere i counselor hanno conseguito una laurea in psicologia o socialogia e un master specifico.

Le competenze richieste spaziano comunque in ben tre ambiti diversi, quali:

  • Psicologia
  • Comunicazione
  • Studi Sociali.

Attualmente, chi volesse intraprendere questa professione ha di fronte a sé varie strade, quali ad esempio:

  • Conseguire una Laurea in Psicologia, Sociologia o Comunicazione per poi iscriversi ad un Master post Laurea in Counselling in Italia o all’Estero;
  • Conseguire una laurea in Sociologia o Studi sociali e successivamente un corso privato per diventare counsellor.

C’è da dire però che associazioni come l’ASPIC Scuola superiore europea di counseling propongono oggi corsi privati di counselling e coatching anche per laureati in altre discipline, ad esempio avvocati, commercialisti, consulenti del lavoro oppure corsi di micro-counseling rivolti a professionisti che già operano in ambito:

  • Psico-pedagogico
  • Educativo
  • Comunitario
  • Sociale
  • Sanitario
  • Aziendale
  • Legale
  • Commerciale

L’obiettivo di questi corsi di durata più breve del master o corso professionale principale è quello di ampliare la conoscenza degli strumenti usati solitamente dal counselling per poter avere un rapporto maggiormente empatico coi propri pazienti, allievi e/o clienti.

Non è quindi escluso che in futuro le competenze relative alla professione di counselor diventino patrimonio condiviso anche di altri tipi di professioni per migliorarne gli aspetti relazionali.

Quanto guadagna un conselor

Lavorare come counselor offre certamente grandi soddisfazioni anche dal punto di vista della retribuzione. Il suo stipendio è infatti di solito inferiore a quello di uno psichiatra o psicoterapeuta ma è del tutto equiparabile a quello di uno psicologo o assistente sociale.

Un counselor che esercita come libero professionista ha, in genere, un reddito medio annuo non inferiore a 40 mila euro lorde. Per ogni seduta di counseling non percepirà infatti meno di 40 euro l’ora, arrivando anche a 110 euro qualora il cliente dovesse essere non un privato ma un contesto aziendale.

Un counselor aziendale che invece presta la propria professionalità come dipendente di un’azienda ha invece un reddito medio annuo di circa 27 mila euro lorde.

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