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La fattoria sociale non è una semplice storia di agricoltura. È qualcosa di più.

Mi piace molto la definizione che il professore Enrico Cicalò dell’Università di Cagliari ha utilizzato per definire questa attività:

Sono esperienze che partecipano ad ampliare il concetto di “pubblico” includendo una varietà di luoghi nei quali è resa possibile l’interazione sociale tra le persone e tra gli abitanti e il loro ambiente, andando a sviluppare una dimensione condivisa dello spazio, che vede coniugate esigenze sociali, culturali ed economiche alla sfera alimentare.

Cerchiamo però ora di capire nello specifico di cosa si tratta e come funziona una fattoria sociale.

Cosa significa e cosa serve per aprire una fattoria sociale?

Le fattorie sociali cosa sono?

È in primo luogo un’impresa, la quale si può costituire attraverso:

  • Una cooperativa sociale;
  • Un’azienda agricola privata;
  • Associazioni di volontariato;
  • Case famiglia e addirittura;
  • Strutture socio sanitarie che prevedano attività agricole.

L’ampia gamma di scelte appena citata, è dovuta essenzialmente alla varietà di attività promosse all’interno del contesto di una fattoria sociale. Non dimentichiamo mai l’aggettivo “sociale” che segue questo genere di attività, il quale, appunto indica la finalità sociale dell’impresa.

L’attività produttiva (agricoltura, allevamento) è integrata con l’offerta di servizi culturali, educativi, assistenziali, formativi e occupazionali a supporto di tutti quei soggetti svantaggiati a causa di disabilità o dipendenze, e a rischio marginalizzazione. Facciamo un esempio concreto per rendere il tutto più chiaro.

All’interno di una fattoria sociale possono svolgere attività legate alla produzione agricola e altre attività di natura formativa o educativa, gruppi di tossicodipendenti in cura presso centro proposti, oppure richiedenti asilo assegnati ad una comunità, oppure ancora dei ragazzi con disabilità, e così via.

Le fattorie sociali hanno iniziato a diffondersi con maggiore intensità nell’ultimo decennio, anche se nel nostro paese risalgono alla fine degli anni ’70 grazie all’emanazione di quella che da tutti è ricordata come “Legge Basaglia”, famosa per aver messo fine alla logica manicomiale.

Proprio grazie alla legge, fu possibile evitare quei meccanismi di coercizione sociale che prevedevano l’internamento di quei soggetti con disturbi mentali, e dare vita ad una moltitudine di esperienze nel pubblico, tra cui appunto anche la nostra fattoria sociale.

Se dovessimo riassumere, le attività promosse da quest’impresa potremo elencarle così:

  • Inserimento lavorativo di persone socialmente disagiate. Di questo gruppo entrano a far parte i detenuti ed ex detenuti, i tossicodipendenti, gli alcolisti e le prostitute;
  • Inserimento di individui soggetti a discriminazioni e pregiudizi. In questo gruppo rientrano gli immigrati e i rom;
  • Riabilitazione e cure per utenti con disabilità psico-fisiche;
  • Attività ludico- ricreative rivolte ai ragazzi, come ad esempio i campi estivi;
  • Attività rivolte agli anziani, come ad esempio gli orti sociali.

Fattoria sociale: la normativa

Non esiste ancora una normativa specifica né a livello nazionale, né europeo in grado di definire ogni aspetto dell’impresa.

Dobbiamo sostanzialmente fare riferimento alla legge 141/2015 inerente alle “disposizioni in materia di agricoltura sociale”. Esiste una differenza tra agricoltura sociale e fattoria sociale?

Agricoltura sociale: definizione

Con il termine agricoltura sociale si intende un’attività che incorpora al suo interno persone svantaggiate o appartenenti a gruppi sociali particolari. Quindi facendo chiarezza, possiamo affermare che l’agricoltura sociale è il settore di cui la fattoria sociale fa parte.

A questa sono affiancate anche altre imprese con finalità simili, come ad esempio le fattorie didattiche e gli agrinidi. Se vuoi saperne di più sulle fattorie didattiche, dai anche un’occhiata a questo articolo.

Torniamo ora a spulciare la normativa!

Agricoltura sociale: la normativa

L’agricoltura sociale in Italia è regolata dagli enti regionali. Quindi per ogni singola regione potremo trovare disposizioni differenti.

Le finalità generiche prescritte dalla legge nazionale 141/2015, e a cui ogni azienda, cooperativa o associazione del settore si deve attenere, sono:

  • Inserimento socio-lavorativo di lavoratori con disabilità, di lavoratori svantaggiati, e di minori in età lavorativa inseriti in progetti di riabilitazione e sostegno sociale;
  • Prestazioni, attività sociali e di servizio per le comunità locali mediante l’utilizzazione delle risorse dell’agricoltura per promuovere, accompagnare e realizzare azioni volte allo sviluppo di abilità e di capacità, di inclusione sociale e lavorativa, di ricreazioni e di servizi utili per la vita quotidiana;
  • Prestazioni e servizi che affiancano e supportano le terapie mediche, psicologiche e riabilitative finalizzate a migliorare le condizioni di salute e le funzioni sociali, emotive e cognitive dei soggetti interessati anche attraverso l’ausilio di animali allevati e la coltivazione delle piante;
  • Progetti finalizzati all’educazione ambientale e alimentare, alla salvaguardia della biodiversità nonché alla diffusione della conoscenza del territorio attraverso l’organizzazione di fattorie sociali e didattiche riconosciute a livello regionale, quali iniziative di accoglienza e soggiorno di bambini in età prescolare di persone in difficoltà sociale, fisica e psichica.

I vantaggi di una fattoria sociale

I vantaggi promossi da una fattoria sociale  sono molteplici, e non solo di natura, appunto “sociale”. Sicuramente le attività legate alla natura sono in grado di instaurare negli utenti tutta una serie di processi in grado di migliorare l’autostima, la sicurezza in se stessi. Prendiamo ad esempio un’attività come la Pet Therapy. 

Attraverso l’interazione con gli animali ragazzi con disabilità, ad esempio come soggetti affetti da autismo, possono mettersi alla prova, in un certo sviluppare delle responsabilità date proprio da questo particolare rapporto con l’animale, e migliorare alcune abilità.

La fattoria sociale è anche un veicolo d’integrazione sociale.

Osserviamo le attività dei migranti all’interno di queste strutture: vengono avvicinati al mondo del lavoro, vengono formati e iniziano a comprendere le dinamiche lavorative del contesto in cui sono ospitati.

Iniziano pian piano a crearsi una propria rete sociale, che renderà più semplice il processo di integrazione. Inoltre proprio grazie al lavoro nella fattoria possono verificare e migliorare anche le loro competenze linguistiche.

Aldilà dell’utilità sociale, questa impresa permette anche di rivalutare il mondo agricolo, uno dei settori maggiormente colpiti dalla crisi economica, allo stesso tempo creare nuova occupazione.

Inoltre le fattorie sociali possono determinare anche meccanismi di riqualificazione urbana. Diversi studi negli ultimi anni hanno osservato come esperienze progettuali e pratiche dal basso legate alla produzione e al consumo di cibo nelle aree urbane e extraurbane si sono dimostrate capaci di innescare progetti di rigenerazione degli spazi comuni dei quartieri periferici.

Queste esperienze hanno spesso favorito il consolidamento di comunità di quartiere e il senso di appartenenza per quei luoghi restituiti alla cittadinanza sotto forma di fattorie sociali.

La fattoria sociale come forma di welfare

La parola welfare tradotta letteralmente significa “benessere sociale”, il quale a sua volta è garantito dalla presenza di tutta una serie di servizi a cui può attingere la comunità circostante.

Laddove il welfare non è garantito dallo Stato, la fattoria sociale rappresenta una valida alternativa.

Abbiamo visto nei paragrafi precedenti la mole di attività proposte, e proprio per tale ragione possiamo parlare di welfare partecipato.

Spesso infatti il termine “welfare” viene confuso con assistenzialismo, mentre la fattoria sociale si basa su un sistema virtuoso: la partecipazione alle attività genera servizi utili sia per il soggetto, ma al tempo stesso per la comunità circostante.

Per queste peculiarità, la fattoria sociale risulta una risposta efficace alla richiesta di protezione e coesione sociale di alcune aree depresse, specialmente nel Sud Italia. Non a caso proprio in questi contesti, la rete fattorie sociali è cresciuta notevolmente negli ultimi anni.

Le agevolazioni per avviare una fattoria sociale

Le agevolazioni per l’apertura di una fattoria sociale sono diverse, e sono spesso regolate dagli enti regionali. Il programma per lo sviluppo rurale promosso dall’Unione Europea per il periodo 2014-2020 ha stanziato fondi dedicati proprio alle attività agricole.

È possibile accederci attraverso gli appositi bandi regionali, e una volta approvato il proprio progetto, ottenere un finanziamento.

Le agevolazioni non sono solo in tema di finanziamenti, ma anche per quanto riguarda gli sgravi fiscali. Il mondo agricolo è uno dei meno tassati in Italia, ed esistono alcune interessanti opportunità come il “Bonus Agricoltori 2019”.

Se stai riflettendo su come fare una fattoria, spero che questa breve guida ti abbia aperto interessanti prospettive. In una fattoria didattica è bene sapere anche cosa coltivare. Perciò tieniti aggiornato sulle tendenze del momento in campo agricolo con questo interessante articolo!

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Redazione di Intraprendere.net
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