Marisa Bellissario biografia imprenditrici




Una donna può farcela in qualsiasi carriera se lo vuole, se accetta le regole del gioco e se crede in sé stessa

Le 3 pillole intraprendenti di Marisa Bellissario

  1. Coraggio: accettò il primo incarico nonostante non avesse alcuna esperienza in merito e si trasferì lontano da casa.
  2. Formazione: continui corsi di formazione in un campo così innovativo per i tempi portarono Marisa ad avere competenze uniche.
  3. Tenacia e sicurezza nelle proprie capacità: quando fu a capo dell’Intatel si ritrovò tutti contro, dai sindacati alla stampa, ma non curante delle voci riporto l’azienda in attivo in tre anni.

La rivista Fortune dal 1955 compila le pagelle di merito delle migliori aziende al mondo. Ogni anno pubblica una  classifica dei più grandi imprenditori del nostro tempo, ovvero quei leader visionari che hanno saputo produrre un forte impatto economico e sociale, ed hanno perseguito una visione di cambiamento e di innovazione.

Non sono stati semplici visionari, ma soprattutto una fonte di ispirazione per tanti collaboratori in primis, e secondariamente per tanti aspiranti di successo.

Tra i magnifici nelle prime posizioni non spunta alcuna sorpresa: spicca Steve Jobs seguito da Bill Gates, Marc Zuckerberg e altri, ma ancora una volta tra i primi non risulta alcuna donna.

Possibile che nessuna imprenditrice, manager o amministratore delegato donna negli ultimi decenni sia riuscita a catturare l’attenzione dell’opinione pubblica?

Forse le donne manager non avranno riempito le copertine patinate di qualche rivista, ma senza dubbio hanno dato un contributo essenziale al mondo dell’imprenditoria.

Oggi ti racconterò una storia di provincia, o per meglio dire una storia che partendo dalla provincia si è mossa alla conquista di palcoscenici internazionali.

Questa è la storia della prima top manager italiana: Marisa Bellisario.

Biografia di Marisa Bellisario

Marisa Bellisario nacque nel 1935 a Ceva , un piccolo paese nella provincia di Cuneo, ad una manciata di chilometri dalla Liguria. La sua famiglia era benestante , e grazie al supporto dei suoi genitori, una volta terminato il liceo, poté frequentare l’Università a Torino.

Scelse la facoltà di Economia e Commercio. Una volta conseguito il titolo accademico, nel 1959 partecipò ad un colloquio all’Olivetti.

Nella sua autobiografia ricordò così quel fatidico momento: “Ho scelto un vestito di vigogna grigia, il meno appariscente possibile, appena ravvivato dalle pieghe della gonna, ma forse è ancora troppo squillante la mattina di fine autunno 1959 in cui entro alla Olivetti di Torino, dalle parti di piazza Solferino, per il colloquio di selezione”.

Passata con successo la selezione, le venne proposto di trasferirsi a Milano per essere affidata  alla divisione elettronica del gruppo.

Marisa Bellisario non ci pensò due volte e

accettò l’incarico, nonostante non avesse mai avuto nulla a che fare con il mondo dell’informatica.

In fondo negli anni ’60 era qualcosa di oscuro per tutta la nazione. Chi a quei tempi aveva mai sentito parlare di computer?

L’Olivetti si distinse sempre come un’azienda pionieristica, la quale incentrava gran parte della propria attività sulla ricerca e sullo sviluppo. All’epoca stava progettando l’Elea 9003: si trattava del primo computer a transistor commerciale prodotto in Italia, ed uno dei primi al mondo.

Così nel 1960 Marisa Bellisario insieme ad altri neoassunti iniziò a frequentare un corso di formazione sulla programmazione informatica. Furono due mesi molto intensi di continue lezioni teoriche, nei quali la giovane cuneese si distinse per la sua tenacia e la sua risolutezza.

Tutte doti che non passarono inosservate ai suoi superiori, e così pochi mesi dopo la sua assunzione, venne affidato a Marisa Bellisario la gestione di un intero progetto di programmazione.

Nel 1964 l’Olivetti cedette la propria divisione elettronica agli americani della General Elettric. Nonostante ciò il personale presente venne mantenuto, e a Marisa Bellisario vennero affidate importante funzioni nella pianificazione dei prodotti.

I rapporti con gli americani non furono per nulla facili inizialmente. La strategia operativa in Italia non aveva nulla a che fare con il management americano. Agli sviluppatori veniva lasciata molta libertà, soprattutto in tema di ricerca. Gli statunitensi erano molto più pragmatici: bisognava fissare un obiettivo e conseguirlo.

Un collega di Marisa Bellisario ricordò così l’avvento dei nuovi proprietari: “i manager della GE mi dicevano ‘non ci mandare più quella donna grintosa e insistente’; però alla fine capivano e i rapporti erano ottimi.” 

Ed in effetti il nuovo sistema GE115 progettato proprio da Marisa Bellisario fu un successo di mercato.

Nel 1970 spirava di nuovo un vento di cambiamento. Anche la General Elettric cedette la sua divisione elettronica, la quale fu acquisita da un’altra azienda d’oltreoceano: la Honeywell.

Marisa Bellisario continuò ad occuparsi anche qui di pianificazione con la speranza di divenire amministratore delegato.

Spesso le competenze e la bravura non sono sufficienti. Non lo sono soprattutto in una società ancora intrisa di maschilismo. L’Honeywell optò per un uomo al comando dell’amministrazione. Una donna a capo di un’azienda informatica non si era mai vista e i dirigenti della Honeywell temevano che non potesse riscuotere la fiducia dei clienti.

Marisa Bellisario, con l’eleganza che la contraddistingueva, uscì dalla porta principale senza far rumore, e senza mai più ritornare.

Una nuova sfida: il ritorno all’Olivetti e la sfida Italtel

Per raggiungere mete lontane, bisogna in primo luogo avere consapevolezza delle proprie capacità, e poi, non smettere mai di credere in se stessi. A questo identik, Marisa Bellisario corrispondeva perfettamente.

Nel 1972 tornò all’Olivetti dove le venne affidata la Direzione Pianificazione Operativa. Furono anni di successi: l’Olivetti sfornò un prodotto dietro l’altro che resero l’azienda uno dei principali produttori a livello mondiale, dietro solo ai colossi americani.

Nel 1980 arrivò il riconoscimento tanto atteso. L’ Italtel offrì a Marisa Bellisario il ruolo di amministratore delegato unico. Era un ruolo a cui non si poteva dire di no, nonostante il proficuo rapporto con l’Olivetti e i tanti anni passati insieme.

A capo di un’azienda con 30 mila addetti sull’orlo del fallimento, Marisa in 3 anni riportò il bilancio in attivo.

In quel momento l’Italtel era un gruppo che conteneva oltre 30 aziende elettromeccaniche con alle dipendenze oltre 30.000 addetti. C’era un unico problema: era in perdita da anni, e sull’orlo del fallimento.

Marisa Bellisario non si scoraggiò: l’Italtel diventò per lei una sfida personale da vincere ad ogni costo.

Andando contro lo scetticismo generale, optò per una profonda ristrutturazione attraverso scelte coraggiose e lungimiranti. Aveva tutti contro di lei, compresi i sindacati e la stampa.

Marisa Bellisario non amava ascoltare le critiche; amava soprattutto fare. Cambiò gran parte della dirigenza, avviò progetti innovativi e in meno di tre anni il bilancio tornò in attivo.

Nel 1986 anche l’opinione pubblica si accorse di questa minuta donna. Marisa Bellisario venne insignita del premio di manager dell’anno: per la prima volta  in Italia fu riconosciuta ad una donna una tale onorificenza.

Appena due anni dopo la sua storia finì sul più bello: nel 1988 un inarrestabile tumore alle ossa la stroncò a soli 53 anni.

I libri su Marisa Bellisario

  • Fiorenza Barbero, La prima top manager italiana, Effatà editrice, 2014
  • Marisa Bellisario, Donna e top manager. La mia storia, Rizzoli, 1987
  • Roberta Rinaldi, Marisesa Bellisario: icona di modernità: Cerimonia in memoria di Marisa Bellisario a vent’anni dalla sua scomparsa, Edizioni Accademiche Italiane, 2014

Il pensiero di Marisa Bellisario

Marisa Bellisario espresse senza pudori il suo pensiero in un mondo ancora troppo spesso afflitto dalla disparità tra i sessi. Per capirlo meglio ripercorriamolo attraverso alcuni frammenti delle sue interviste:

  • Ogni donna dovrebbe avere il diritto di essere se stessa, senza il costante bisogno di dimostrare le proprie qualità. Per una donna esiste il problema della credibilità, bisogna dimostrare che si è brave. Alla donna manca il diritto alla mediocrità si arriva ad occupare posti importanti solo se si è bravissime. Ma quando ci saranno anche le mediocri, come avviene per gli uomini, vorrà dire che esiste la parità. Occorre quindi dimostrare che a uguali opportunità corrispondono uguali meriti.”
  • Fino quando a certi valori improntati sulla superiorità maschile non crolleranno, non si potrà parlare di parità dei sessi. Un giorno un collega mi dice: ‘Tu non hai problemi’. Perché? ‘Come donna non diventerai mai dirigente, quindi nessuno vede in te un concorrente.’ Sono diventata dirigente molto prima di lui.”
  • La sensibilità e le competenze femminili possono essere espresse ad ogni livello. Trovo che sia un errore, da parte delle donne, pensare che le occasioni interessanti di lavoro siano solo nel terziario da “colletto rosa”, dove la creatività femminile comincia in effetti a fiorire: agenzie di pubbliche relazioni, servizi di interpretariato telefonico, consulenze su come tenere una cena o un salotto […].Le donne possono e devono essere presenti nell’industria e nella politica con la stessa creatività.




Anna Porello
Imprenditrice digital e cuore pulsante di Intraprendere. Fonda la sua prima startup di entertainment geolocal nel 2006 venduta a una nota azienda italiana. Dopo anni come consulente nei processi di digitalizzazione di grandi imprese, decide di dedicarsi a Intraprendere.net, che co-fonda nel 2016.

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