come diventare consulente del lavoro
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Vuoi sapere come diventare un consulente del lavoro? Questa è la guida giusta per te, ma prima ecco una interessante riflessione su questa professione.

I consulenti del lavoro in Italia sono all’incirca 28.000 ed hanno alle loro dipendenze circa 70.000 lavoratori.

Collaborano con oltre 1,5 milioni di aziende solo sul nostro territorio, le quali a loro volta occupano oltre 9 milioni di dipendenti. Stilano ogni anno oltre 1,5 milioni di dichiarazioni di redditi ed offrono oltre 100.000 consulenze tecniche in caso di vertenze di lavoro.

Con tutti questi numeri ti è venuto un gran mal di testa? Servivano solo a farti comprendere la portata di questo genere di lavoro. Senza girarci troppo intorno, possiamo affermare che il consulente del lavoro risulta tra le mansioni più richieste nel panorama lavorativo italiano.

Nello specifico però cosa fa un consulente del lavoro? Donami qualche minuto del tuo tempo e ti offrirò tutte le risposte su come diventare un consulente del lavoro!

Chi è il consulente del lavoro?

La mission di un consulente del lavoro è piuttosto complessa. Innanzitutto è necessario inquadrarlo in ottica contrattuale. Essendo un consulente, come la stragrande maggioranza dei suoi simili, si definisce come un libero professionista che svolge la propria attività attraverso una partita iva.

Come dice la sua stessa denominazione egli offre consulenza alle imprese sue clienti in diversi ambiti. Possiamo affermare che ricopre a 360° tutte quelle tematiche che coinvolgono un’azienda a partire dall’ambito giuridico a quello burocratico relative alla gestione del personale.

Consulente del lavoro: cosa fa?

Cosa fa il consulente del lavoro? Per rispondere a questa domanda, è necessario scendere nello specifico delle sue mansioni. Egli collabora con grandi, piccole e medie imprese occupandosi di risolvere problemi di varia natura sintetizzabili così:

  • Inquadramenti contrattuali;
  • Elaborazione buste paghe;
  • Relazioni con i Centri per l’Impiego;
  • Relazioni con le organizzazioni sindacali,
  • Comunicazioni verso la Direzione del Lavoro;
  • Comunicazioni verso l’INAIL;
  • Comunicazioni verso l’Inps.

Oltre a tutti questi compiti, può anche essere nominato da un giudice come consulente tecnico in caso di controversie di lavoro. Grazie anche alle novità introdotte nell’iter giuridico, il consulente del lavoro può anche assumere il ruolo di mediatore sempre in caso di controversie relative all’attività lavorativa.

Quale laurea è necessaria?

Come si diventa un consulente del lavoro?

Se ti stai chiedendo come diventare consulente del lavoro senza laurea purtroppo dovrò infrangere i tuoi sogni.

Con il decreto legge n.10 del 2007 anche l’Italia ha recepito le decisioni della Comunità Europea relative alle norme di adeguamento sulla professione del consulente del lavoro. Il provvedimento ha posto fine alla possibilità di iscrizione all’albo ai consulenti senza una laurea.

Se ti stai perciò ancora chiedendo come diventare consulente del lavoro sappi che dovrai percorrere un percorso di studi in giurisprudenza, economia aziendale oppure scienze politiche. Negli ultimi anni sono stati creati dei corsi di laurea mirati alla formazione del consulente del lavoro.

Il percorso accademico che prende il nome di “Consulente del lavoro e Giurista d’Impresa” ha una durata triennale e si propone di offrire agli studenti una solida preparazione culturale, giuridica ed economica di base, nazionale ed europea inerente ai settori dell’ordinamento che disciplinano i rapporti di lavoro, le relazioni sindacali, l’organizzazione e la gestione delle imprese.

Consulente del lavoro: requisiti necessari

Per diventare un professionista nella gestione dei rapporti di lavoro purtroppo solo la laurea non è sufficiente. E allora come diventare consulente del lavoro?

Dopo aver conseguito il titolo di studio, è obbligatorio svolgere un praticantato per un periodo di almeno 18 mesi presso uno studio di consulenti del lavoro come previsto dalla legge 12/1979.

Durante il tirocinio l’aspirante consulente può svolgere anche un’altra attività lavorativa. Tuttavia la formazione in studio risulta alquanto impegnativa e richiede una presenza settimanale del tirocinante pari ad almeno 20 ore lavorative.

I requisiti necessari però non finiscono qui. Infatti una volta terminato il periodo di praticantato bisogna obbligatoriamente sostenere e superare l’esame di Stato per ottenere l’abilitazione e l’iscrizione all’albo professionale.

L’esame di Stato si svolgerà poi nella propria commissione territoriale che sarà composta da rappresentanti del Ministero del Lavoro, dell’Inps, dell’Inail e da un professore ordinario di materie giuridiche. La prova piuttosto complessa si strutturerà in due prove scritte ed una orale.

La prima parte scritta verterà sul tema del diritto del lavoro, mentre la seconda sul diritto tributario. Infine il colloquio orale riguarderà tutte le materie che rientreranno nelle competenze del futuro consulente del lavoro come, ad esempio, il diritto pubblico, la legislazione sociale e così via.

Una volta ottenuta l’iscrizione all’albo professionale e la conseguente abilitazione, la formazione del consulente non sarà comunque terminata. Ogni due anni di attività dovrà conseguire ulteriori 50 crediti formativi. La sua formazione è continua e non potrebbe essere altrimenti date le continue variazioni a livello normativo e burocratico.

Dove lavora un consulente del lavoro?

Il consulente del lavoro svolge la propria attività in qualunque genere d’impresa passando da quelle più grandi a quelle più piccole senza alcun problema.

Non è neanche obbligatorio che sia un libero professionista. Esistono consulenti del lavoro che vengono contrattualizzati direttamente da grandi società. Se tale scelta da un lato garantisce una maggiore stabilità ed evita tutte quelle spese legate alla partita iva, dall’altro può incidere sulle prospettive di guadagno del consulente.

La maggior parte dei consulenti proprio per tale motivo opera come libero professionista cercando di avere sempre una bella lista di nominativi nel proprio portafoglio clienti.

Come già accennato in precedenza, il consulente del lavoro, grazie alle sue competenze trasversali in ambito giuridico e tributario, può essere anche indicato da un giudice come consulente tecnico nella risoluzione di controversie di lavoro.

Quanto guadagna un consulente del lavoro?

Definire con precisione quanto guadagni un consulente del lavoro non è un compito facile. Essendo nella maggior parte dei casi un libero professionista le sue entrate saranno fluttuanti e ovviamente legate al proprio giro d’affari.

Tuttavia i dati raccolti negli ultimi anni ci offrono uno scenario alquanto allettante. I redditi medi dei consulenti del lavoro sono in crescita costante dal 2014 e registrano una controtendenza rispetto alle altre più diffuse liberi professioni.

Mentre le entrare di commercialisti ed avvocati continuano a subire una flessione, quella dei consulenti del lavoro svettano sempre più in alto.

Nella riflessione su come diventare consulente del lavoro, lo stipendio certamente gioca un ruolo rilevante. Cerchiamo allora di snocciolare qualche dato per rendere la situazione più chiara.

Un consulente del lavoro in attività da qualche anno e, con un discreto giro d’affari, guadagna in media 3.000 euro al mese, ai quali dovrà detrarre tutte le spese relative alla partita iva.

Sfogliando i dati su base annuale il reddito medio si attestava intorno ai 35.000 euro, ma con la crescita degli ultimi anni i valori si sono impennati fino a 50.000 euro. Ci sono anche dei picchi rappresentati da consulenti del lavoro con uno studio di proprietà che raggiungono l’importante cifra di 80.000 euro annui.

Dulcis in fundo, come diventare consulente del lavoro? Con tanta tenacia, applicazione e soprattutto pazienza nell’affrontare un percorso formativo così lungo. Tuttavia al termine di questo “viaggio” potrai accedere ad una delle professioni più remunerative nell’ambito della libera professione.

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