Welfare Aziendale: Come Conquistare i Tuoi Dipendenti con 5 Servizi Innovativi

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Il welfare aziendale è una pratica che sta finalmente cominciando a prendere piede anche in Italia e che si appresta a rivoluzionare i rapporti di lavoro dipendente e, più in generale, il modo in cui ci si approccia al lavoro in azienda.

Ne esistono fondamentalmente di due tipi: il primo viene previsto, riconosciuto dalla legge ed è diventato, in alcune forme, obbligatorio; il secondo tipo, considerato come spontaneo, può rendere migliore il luogo dove si lavora, con vantaggi importanti che andremo ad analizzare in modo più specifico più avanti.

Adesso vedremo insieme quali possono essere i vantaggi di questa pratica, in quali occasioni il fisco ti riconosce delle facilitazioni e cosa puoi offrire (e perché) ai tuoi dipendenti.

Qual è il significato di welfare aziendale? Quali sono gli obiettivi? Cosa puoi ottenere?

Welfare è una parola che si è fatta strada nel lessico giuridico e burocratico italiano, e che si riferisce più in generale ad un’idea di benessere di tipo istituzionale, con prestazioni e vantaggi che vengono erogati non solo dallo Stato, ma anche dalle aziende. Possono essere prestazioni di carattere economico, ma in generale si tratta di prestazioni, per l’appunto, orientate al benessere del dipendente.

A livello statale il welfare viene in genere articolato con una serie di prestazioni a favore dei cittadini più bisognosi, tramite politiche di carattere redistributivo, le quali hanno l’obiettivo di mitigare le differenze che possono essere causate dal mercato.

Il welfare statale si attiva in determinate condizioni e soprattutto non è correlato in alcun modo alla realtà aziendale.

Quando parliamo invece di welfare aziendale parliamo di prestazioni indirizzate ai dipendenti (o ad alcuni gruppi specifici di dipendenti), le quali possono essere sia integrate nei contratti di lavoro, sia erogate in determinate circostanze come i premi produzione o altri tipi di prestazioni una tantum.

Negli Stati Uniti il welfare aziendale è una realtà già complessa ed affermata e non è assolutamente insolito vedere contratti che incorporano eventuali coperture sanitarie accessorie, o altri tipi di benefit.

Questa pratica ha alcuni obiettivi specifici, obiettivi che adesso ti aiuteremo a comprendere al meglio, affinché tu possa analizzare la possibilità (o meno) di creare questo tipo di intervento all’interno della tua azienda.

Quali sono gli obiettivi del welfare aziendale

Il welfare aziendale consiste in prestazioni accessorie (e aggiuntive rispetto a quelle erogate dalla normale previdenza sociale) che hanno come titolo e motivo il rapporto tra l’azienda e il suo dipendente.

Il sistema di benefit può essere anche particolarmente articolato, il tutto allo scopo di raggiungere gli obiettivi tipici di questo tipo di pratica, ovvero:

  • Agire in modo concreto sulla qualità della vita dei dipendenti, ovvero andando a risolvere problemi che per l’azienda sono di poco conto ma che possono avere sulla vita del lavoratore un impatto significativo.
  • Migliorare l’offerta per il lavoratore, riuscendo così a trattenere grazie a prestazioni aggiuntive (e di interesse per il lavoratore) i talenti presso l’azienda.
  • Concedere prestazioni talvolta irraggiungibili per il lavoratore, sia per fascia di reddito sia perché negoziabili soltanto da realtà aziendali importanti.
  • Avere a disposizione strumenti di retribuzione accessoria, che, in alcuni casi, possono anche ottenere il riconoscimento da parte dello Stato e dunque essere oggetto di importanti vantaggi fiscali.

Le esenzioni IRPEF riguardo il welfare aziendale

Come ti abbiamo già accennato, alcune delle pratiche di welfare aziendale sono riconosciute dallo Stato ai fini di esenzioni IRPEF, permettendo dunque di avere prestazioni esentasse che non vanno ad incidere sulla retribuzione netta del dipendente.

In altre parole, le prestazioni a favore del dipendente, non essendo gravate da ulteriore tassazione

risultano più vantaggiose rispetto ad un semplice aumento di stipendio.

Attualmente sono esenti IRPEF tutte le prestazioni di welfare aziendale riguardanti:

  • L’educazione e l’istruzione, anche a vantaggio dei congiunti del dipendente.
  • L’attività ricreativa.
  • L’assistenza sanitaria e sociale per il dipendente e per i suoi stretti congiunti.
  • Le attività di tipo religioso.

Il welfare aziendale è un’ottima strategia per trattenere i talenti

Ne hanno parlato recentemente diverse ricerche, tra le quali la più interessante è sicuramente quella condotta dal gruppo Zurich. Secondo la ricerca del gruppo svizzero, l’introduzione di pratiche di welfare aziendale è stata già iniziata da una azienda su tre in Italia (fra quelle che appartengono al settore delle grandi imprese).

welfare significatoSecondo le statistiche raccolte dal gruppo, le misure si sarebbero già dimostrate come capaci di trattenere maggiormente talenti e personale fondamentale in azienda, senza che questo sia necessariamente da erogarsi attraverso vantaggi di carattere strettamente monetario.

Per l’azienda può essere dunque più che utile erogare servizi di questo tipo; servizi che, tra l’altro, se gestiti collettivamente hanno solitamente costi molto più bassi. Insomma, con queste pratiche puoi migliorare a 360° la vita del tuo dipendente e aggiungere motivazioni importanti al fine di farlo rimanere.

Sempre secondo la stessa ricerca del gruppo Zurich, le aziende che hanno già inserito pratiche di welfare stanno facendo registrare crescite della produttività importanti e comunque rilevanti rispetto invece alle aziende che non hanno ancora optato per questo tipo di iniziative.

Le tipologie più diffuse di welfare aziendale in Italia

Sono diverse le prestazioni che rientrano all’interno della categoria del welfare aziendale attualmente diffuse tra le aziende italiane.

Di seguito ti offriamo un excursus tra quelle più comuni, cercando di comprendere non solo quali siano le coordinate lungo le quali si sviluppa il welfare privato all’italiana, ma anche quali sono quei servizi che ormai i dipendenti di piccole, medie e grandi imprese si aspettano come compensazione extra-monetaria.

I buoni pasto

Risalgono a ben prima dell’affermazione delle pratiche di welfare aziendale e in alcuni casi sono anche previsti obbligatoriamente per legge. I buoni pasto permettono al dipendente di avere una retribuzione integrativa che può essere spesa per fini alimentari.

I buoni pasto, soprattutto se erogati da intermediari riconosciuti sul mercato, possono essere spesi senza alcun tipo di problema nei supermercati e negli ipermercati della grande distribuzione, nella ristorazione e, talvolta, anche nelle piccole attività commerciali.

Vale la pena ricordare che i buoni, dopo aver avuto un corso praticamente identico al contante per anni, al giorno d’oggi prevedono una possibilità di spesa categoricamente limitata al settore alimentare (dal quale vengono comunque esclusi gli alcolici).

Il buono pasto integra la retribuzione e permette al lavoratore di scegliere come e dove mangiare: è più spendibile di una convenzione presso una mensa o una trattoria vicino al luogo di lavoro ed è, per questo motivo, generalmente più apprezzato.

Sostegno al trasporto pubblico

Il sostegno al trasporto pubblico, sempre più diffuso nelle grandi città, ha il vantaggio, per l’azienda che eroga tale contributo, di evitare che molti dipendenti arrivino con la propria vettura, soprattutto se la sede aziendale è piuttosto centrale.

Il sostegno economico destinato all’uso del trasporto pubblico permette ai dipendenti di scegliere i mezzi più rapidi per raggiungere il luogo di lavoro, senza che questo sia di eccessivo peso sulle finanze personali.

Premi di produzione extra-contratto

Le aziende che tengono a costruire un buon rapporto con i propri dipendenti, condividono con questi l’eventuale raggiungimento di risultati inaspettati.

Se il premio di produzione ex-contratto è dovuto per legge, quello elargito a mo’ di dono è un ottimo cemento per i rapporti aziendali, sia in senso verticale che in senso orizzontale.

Purtroppo sono ancora poche le aziende che decidono di erogare premi slegati da quanto previsto contrattualmente, tanto da raggiungere, quando questo avviene, le cronache dei giornali.

La figura del “maggiordomo aziendale”

Una figura mutuata dalle aziende statunitensi, che si occupa delle piccole commissioni quotidiane che ogni lavoratore si trova a svolgere (può trattarsi di recarsi alle Poste, di ritirare dei pacchi, etc.).

Con una buona coordinazione il maggiordomo aziendale può riuscire a soddisfare le richieste di moltissimi dipendenti.

Il vantaggio per il dipendente è quello di non dover consumare permessi o spendere del tempo libero per portare a termine delle commissioni non solo noiose, ma anche dispendiose nella più importante delle valute che abbiamo a disposizione, ovvero il tempo stesso.

Piani sanitari integrativi

Ce ne sono di diversi tipi, e molti di questi sono gestiti dai sindacati e non consentono dunque alle aziende né la scelta della copertura, né tanto meno la tipologia della stessa. I piani sanitari integrativi possono essere partecipati dalle aziende, le quali si impegnano a versare almeno in parte il premio dovuto al dipendente.

Con questi piani si possono offrire prestazioni specialistiche di qualità non solo al dipendente, ma anche ai suoi più stretti familiari.

Il vantaggio per il dipendente è quello di poter accedere alle cure e alle analisi degli specialisti senza dover, ancora una volta, mettere mano al portafoglio.

Sì, il welfare aziendale conviene a tutti, sia a te che ai tuoi dipendenti

Il welfare aziendale è una pratica che si sta dimostrando utile e vantaggiosa non solo per chi ne è destinatario, ovvero il dipendente, ma anche per l’azienda-entità in quanto tale.

Dipendenti più tranquilli e coccolati restano in azienda: possono godere di prestazioni aggiuntive rispetto a quella dello stipendio ordinario, producono di più e quindi vivono la realtà lavorativa con maggiore tranquillità e soddisfazione.

Il welfare aziendale sarà dunque destinato a farsi più strada anche tra le piccole e medie imprese, considerato che chi non vi ricorre sembra accumulare ritardi competitivi importanti nei confronti di chi invece ha già iniziato.

Se vuoi altri preziosi consigli su come apportarti al tuo team di lavoro ti consigliamo di leggere qualche pratica di team building di sicuro effetto!

Anna Porello

Anna Porello

Imprenditrice digital e cuore pulsante di Intraprendere. Fonda la sua prima startup di entertainment geolocal nel 2006 venduta a una nota azienda italiana. Dopo anni come consulente nei processi di digitalizzazione di grandi imprese, decide di dedicarsi a Intraprendere.net, che co-fonda nel 2016.

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