Contratto di franchising

Torniamo a parlare di franchising e lo facciamo andando ad analizzare gli aspetti giuridici che lo riguardano, ovvero il contratto di franchising.

Perché il franchising è un contratto che ha tanto successo? Perché tanti imprenditori ne sono attratti, sia in qualità di franchisor che in qualità di affiliato?

Troverai nella guida di oggi una risposta a questa e a tutte le altre domande che ti sarai già posto, con approfondimenti che ti aiuteranno a valutare anche gli aspetti legali e civilistici di questa realtà.

Perché il franchising è un contratto che ha così tanto successo?

esempi di contratto di franchising
Il contratto di franchising ha successo perchè avvantaggia entrambe le parti

Il franchising è una pratica commerciale che non è farina del nostro sacco. È stata mutuata dal diritto anglosassone, all’interno del quale il contratto di franchising è una parte importante dei moderni negozi giuridici di carattere commerciale.

Il contratto ha successo perché riesce a unire le volontà e risolvere le necessità di entrambe le parti:

  1. Da un lato c’è il Franchisor, ovvero chi offre la possibilità di affiliarsi, che ha da ricavarne un nuovo collaboratore (che spesso e volentieri si sobbarca costi, rischi e anche nuovi dipendenti) e una maggiore copertura per il suo marchio a livello territoriale.
  2. Dall’altro c’è il Franchisee, ovvero colui che prova ad affiliarsi, che invece ha da ricavarne un know how che altrimenti richiederebbe anni per essere messo insieme, e processi che sono ormai oliati e funzionanti.

Da un lato dunque un marchio, tramite il contratto di franchising, riesce a garantirsi un’ulteriore diffusione delle proprie merci e dei propri servizi.

Dall’altro lato invece c’è un imprenditore che, a costi relativamente contenuti rispetto a quanto spenderebbe da solo, può avviare un’attività affiliandosi ad un brand già di successo.

I motivi dunque dell’estrema diffusione di questo tipo di contratto dovrebbero essere chiari a tutti: siamo davanti ad un sistema che riesce a sviluppare le attitudini sia delle medie e grandi aziende, sia di chi vuole cimentarsi in settori dalla barriera di ingresso particolarmente esosa.

I pro e i contro di un’attività in franchising

Vale la pena ricordare anche i pro e i contro di un’attività aperta in franchising, perché qualunque tipo di scelta in campo imprenditoriale ha ovviamente il suo rovescio della medaglia.

Tra i vantaggi per chi ricorre a questo specifico tipo di attività troviamo:

  • La possibilità di affiliarsi ad un marchio già noto e magari leader del settore di riferimento.
  • L’accesso al know how di un’azienda già strutturata e che ha già creato un business importante intorno al settore merceologico di riferimento.
  • L’accesso a formazione pre-apertura che fornisce sicuramente un aiuto importante, soprattutto se si è nuovi nel retail o nello specifico settore merceologico.
  • L’accesso ad una assistenza post-apertura che pone in posizione privilegiata rispetto a chi invece ha aperto per i fatti propri.
  • L’accesso a campagne di marketing e pubblicitarie su scala nazionale, che sono direttamente gestite dalla casa madre.
  • L’accesso ad una filiera che è stata già rodata e che produce già.

Ci sono però anche lati negativi che discendono dall’affiliazione, lati negativi che devono essere necessariamente considerati prima anche soltanto di considerare la possibilità di affiliarsi:

La libertà dell’imprenditore è sicuramente compressa: i paletti imposti dal franchising riguardano sia le forniture, sia la tipologia di locale, sia la modalità di gestione.

La fase precontrattuale: la documentazione da consegnare e gli obblighi informativi

Prima della conclusione del contratto è necessario attenersi a quanto previste dalle leggi e dalle norme, ovvero:

  • l’obbligo della buona fede e della correttezza anche in fase precontrattuale.
  • l’obbligo per il franchisor di fornire, a richiesta e senza che sia necessaria alcuna motivazione, qualunque tipo di informazione che non sia oggettivamente segreta o che leda diritti di terzi.

Nel caso in cui le informazioni richieste dall’aspirante affiliato non potessero essere consegnate in quanto potenzialmente lesive di diritti di terzi, il diniego deve essere debitamente motivato dal franchisor.

Il contenuto del contratto di franchising

Per quanto riguarda invece specificatamente il contenuto del contratto di franchising, vale la pena di ricordare che in primo luogo questo deve essere stipulato necessariamente in forma scritta, pena la nullità dello stesso.

Tra gli elementi necessari alla validità del contratto di franchising troviamo:

  • L’ammontare esatto della spesa iniziale e delle spese di ingresso che l’affiliato deve affrontare.
  • Le modalità dettagliate di calcolo delle royalty.
  • L’eventuale presenza di un incasso minimo da realizzare.
  • La descrizione specifica del know how che viene trasferito con il contratto stesso.
  • La descrizione dei servizi di assistenza tecnica e commerciale che vengono previsti dal rapporto.
  • Le aree di esclusiva territoriale, laddove queste siano presenti.
  • La durata, che non può essere mai inferiore a 3 anni.
  • Le condizioni di rinnovo.
  • Le condizioni di risoluzione.
  • Le condizioni per una eventuale cessione del contratto.

Il know how

Vale la pena di ricordare in questa circostanza che l’elemento fondamentale del contratto di affiliazione in franchising è il know how, ovvero quell’insieme di conoscenze e tecniche che sono incorporate nelle modalità di business proposte dal franchisor.

È questo, secondo la legge, a costituire il vantaggio competitivo per l’affiliato e dunque l’oggetto degno di stima economica all’interno del suddetto contratto.

Tale centralità non è semplicemente desunta dalla dottrina, ma viene richiamata in modo esplicito dall’art. 3 di cui al comma 4 della L. 129/2004, la legge fondamentale che regola i rapporti di franchising in Italia.

Nel caso in cui il contratto di franchising non preveda il trasferimento di know how o comunque preveda un know how non adeguato, il contratto può considerarsi come nullo in quanto manca appunto l’oggetto dello stesso.

In caso di know how non adeguato il contratto può considerarsi nullo

Secondo la legge, il know how è l’insieme di conoscenze non brevettate che il franchisor ha sviluppato nel corso degli anni e che devono essere necessariamente trasferiti tramite 2 modalità:

  1. Il manuale operativo
  2. La formazione pre-apertura

È comunque legittimo che entrambi gli elementi vengano forniti soltanto a contratto concluso.

Le royalty

Anche se non tutti i contratti di franchising le prevedono, le royalty sono spesso una parte fondamentale dell’accordo economico tra le due parti del contratto di franchising.

La royalty sono dei pagamenti periodici che possono essere imposti in 2 forme:

  1. Le royalty fisse, fissate in una misura economica da pagare a scadenze regolari.
  2. Le royalty in percentuale, che invece vengono calcolate sul fatturato dell’affiliato.

Non è raro vedere anche combinazioni delle due formule

Oltre alle royalty è possibile che, e questo è in linea con quanto consentito dai regolamenti CE in materia, il franchisor imponga dei prezzi di rivendita al pubblico nel caso in cui:

  1. Ci sia l’introduzione di un nuovo prodotto sul mercato.
  2. Ci sia una campagna promozionale di breve durata (per un massimo di 6 settimane).

Il business plan per l’impresa di franchising

Il business plan, documento che abbiamo imparato a considerare come fondamentale per l’apertura di ogni tipo di attività commerciale, è utilissimo anche in questo caso.

Dovranno essere parte fondamentale del documento:

  • Uno studio che sia una ricerca di mercato, per individuare potenziali acquirenti e clienti, concorrenti, posizionamento della propria merce e dei propri servizi sul mercato.
  • Uno studio di fattibilità dettagliato, che tenga conto anche delle spese che si dovranno affrontare sia per l’apertura che per la gestione.
  • Un piano comunicazione.
  • Un piano marketing.
  • Lo studio dei prodotti da vendere e della loro appetibilità sul mercato.

Possono essere evitate, per ovvie ragioni, ricerche sul marchio e sulla pubblicità, che sono di competenza della casa madre, ovvero del franchisor.

Gli organi di tutela in Italia

Per quanto riguarda invece la tutela offerta all’aspirante affiliato, siamo davanti a due strade, a seconda della natura del problema che possa insorgere tra le parti:organi di tutela del contratto di franchising

  1. Per le questioni che riguardano l’abuso di eventuale posizione dominante, è responsabile l’Autorità Della Concorrenza e del Mercato.
  2. Per tutte le altre vicende e questioni, si devono invece adire le normali vie legali.

Non esiste, almeno per il momento, una autorità preposta al controllo e alla soluzione di controversie che abbiano ad oggetto i contratti di franchising.

Bene, adesso possiedi tutte le informazioni giuridiche di cui hai bisogno per intraprendere il tuo prossimo business di successo nel mondo del franchising. Le opportunità sono tante, sta a te cogliere quella che fa più al caso tuo.

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