rateo passivo, bilancio
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Come calcolare il rateo passivo?

Se hai un’azienda, sai già quanto sia complesso gestirne la contabilità, soprattutto quando si tratta di chiudere il tuo anno di esercizio.

Questo anche perché non tutte le transazioni finanziare che interessano la tua impresa avvengono in tempo reale ed in contanti, quindi c’è bisogno di uno strumento che permetta di registrare sui propri libri contabili anche eventuali crediti o debiti contratti oggi ma pagati in un momento successivo.

Questo strumento si chiama “rateo” e può essere di due tipi, attivo o passivo. Vediamo insieme di cosa si tratta nei paragrafi che seguono.

Rateo passivo: la definizione

In contabilità aziendale, si definisce rateo passivo l’imputazione di un debito che ha già avuto manifestazione finanziaria ma non economica, in altre parole un costo che l’azienda ha già maturato ma non ha ancora pagato.

Vuoi capire meglio cosa sia un rateo passivo?

Esempio: i costi sostenuti per l’affitto un capannone o di locale commerciale necessario allo svolgimento della tua attività. Solitamente, infatti, i canoni vengono pagati posticipatamente alla data di scadenza del periodo di locazione. Si tratta, pertanto, di un debito o costo che la tua impresa ha già sostenuto ma che darà luogo ad un’uscita in una data successiva.

La necessità di contabilizzare i ratei passivi, così come quelli attivi, è data dal fatto che pur non determinando ancora delle uscite, hanno già un impatto sul tuo conto economico. Proprio per questo, non puoi non includerli nel calcolo del tuo risultato d’esercizio, anche se la sua manifestazione finanziaria avverrà in futuro.

Differenza fra rateo passivo e rateo attivo

Prima di andare avanti cerchiamo di capire un po’ meglio la differenza fra rateo attivo e passivo, ricorrendo anche a degli esempi.

Per farla breve possiamo dire:

  • i ratei attivi sono quote di proventi già maturati ma non ancora materialmente incassati (entrata monetaria);
  • i ratei passivi sono invece quote di oneri maturati ma non ancora materialmente pagati (uscita monetaria).

Mettiamo, ad esempio, che la tua impresa abbia concesso un prestito ad un’altra società e che il pagamento avvenga su base quadrimestrale. In questo caso la tua azienda a fine esercizio avrà un rateo attivo corrispondente alla quota di interessi corrispondenti, il cui incasso però avverrà solo negli esercizi successivi.

Al contrario, se la tua impresa avesse contratto un mutuo bancario con interessi pagati semestralmente, in tal caso a fine esercizio avrai necessità di contabilizzare un rateo passivo corrispondente alla quota interessi già maturata ma non ancora versata all’istituto di credito.

Differenza fra ratei e risconti

Il Codice Civile Italiano stabilisce che, oltre ai ratei, all’interno delle proprie registrazioni contabili un’azienda debba tenere conto anche dei risconti, anche in questo caso distinguibili in risconti attivi e risconti passivi.

Di cosa si tratta?

Per risconti non si intende altro che quote di proventi e/o di costi già conseguiti e/o sostenuti durante il periodo di esercizio, dunque già iscritti nei nostri libri contabili, ma che sono però di competenza dell’esercizio successivo.

Per capire la differenza tra ratei e risconti è sufficiente fare degli esempi.

Mettiamo che la tua azienda nel mese X dell’anno Y abbia stipulato una polizza assicurativa annuale con premio da pagare alla data Z. Per tutti i mesi successivi alla data Z in cui è avvenuto il pagamento del premio, compresi i mesi che ricadono dell’anno Y+1 in cui la copertura assicurativa è ancora valida, tale pagamento sarà contabilizzato come risconto attivo.

Un esempio invece di risconto passivo è il pagamento di un canone di locazione da parte di un’altra azienda cui abbiamo affittato un immobile di proprie. Se tale canone è pagato annualmente in modo anticipato, al termine del periodo di esercizio e nell’anno successivo in cui l’immobile è ancora in locazione, la quota di fitto già versta dall’azienda locataria sarà registrata come riconto passivo.

Comprendere la differenza fra risconti e ratei è molto importante per una corretta tenuta della tua contabilità aziendale. Rientrano, infatti, nell’ambito del settore definito come “scritture di assestamento”.

Come calcolare il rateo passivo

Vediamo ora insieme come si fa il calcolo rateo passivo.

Ora, già sai che al termine di ogni periodo di esercizio corrispondente di solito all’anno contabile hai bisogno di realizzare il tuo conto patrimoniale composto da entrate e uscite e il tuo conto economico costituito da costi e ricavi, al fine di determinare così perdite e utile.

Se hai letto bene la definizione di rateo passivo scritta sopra, sai anche che possono esserci nel corso di un periodo di esercizio delle spese la cui uscita monetaria avverrà in un periodo successivo. Si tratta, di solito, di spese per bollette, canoni di locazione, interessi su prestiti, finanziamenti o mutui, spese bancarie e così via.

In questo caso per calcolare l’importo del rateo X relativo al costo sostenuto nella data Y ma non ancora saldato, non dovrai far altro che calcolare i giorni fra la data Y e il 31/12 dello stesso anno relativo al periodo di esercizio e impostare la seguente proporzione:

costo sostenuto/rateo = giorni che corrispondono alla durata del pagamento /numero di giorni decorsi  fra la data Y di sottoscrizione del costo e il 31/12

Pertanto, per il calcolo del rateo passivo dovrai usare la formula:

Rateo= (Costo sostenuto*numero di giorni intercorsi fra la data Y e il 31/12 dell’anno di esercizio)/numero di giorni relativi alla durata del pagamento (annuale, semestrale, e così via).

Esempio di calcolo

Ecco subito un esempio: mettiamo che tu alla data 15/06 dell’anno di esercizio 2019 abbia sottoscritto un contratto di locazione con canone annuale di 24.000 €. Per calcolare il rateo per prima cosa dovrai calcolare il numero di giorni decorsi fra il 15/06 e 31/12, vale a dire 30+31+31+30+31+31+31= 184.

Dopodiché dovrai impostare la formula:

Rateo=(24.000*184)/365= 12.098

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